Pietre antiche e cimeli di viaggio. La casa verso la riva del Ticino, protesa allo scorrere del fiume ma riparata nel borgo antico, quasi luogo recondito. Dentro, nel tepore di luci, tonalità e oggetti, come in uno scrigno si palesano tracce testimoni di vissuto da rileggere tra memoria e attesa.
Fosse un personaggio letterario, Alberto Barbieri sarebbe uscito dalla raffinata eleganza di una penna datata tra Otto e Novecento. Avrebbe potuto abitare nelle pagine di Thomas Mann o di Marcel Proust. O recitare in un film di Luchino Visconti o vivere Parigi belle époque.
Ultimo dandy nato nel segno del gusto, ha svelato nel valore estetico il motivo conduttore della vita: sobria ma votata all’intensità. E tradurre piacere in passione: arte, amore e viaggio. Dedizione assoluta, prima all’idea, poi alla concretezza. Tanto da sviluppare linee costanti e coerenti.
Si leggono nelle pagine del lavoro e si ritrovano nelle dominanti del carattere, aperto al dialogo, tendenzialmente versatile e disponibile ma pronto ad assaporare silenzi e riservatezza.
Conviviale con gli amici e contento nelle distese di cielo notturno del deserto nordafricano.
Viaggi di isolamento, di altro colloquio, di ricordo e sogno, alla ricerca di nuovi orizzonti per forzare il perimetro del quotidiano.
E tornano dalle sabbie assolate le ceramiche di recente vicenda, personaggi e simulacri di un mondo lontano ma condiviso, essenze di un’anima che nella ruvidità delle povere cose ritrova l’energia della vita.
Sono brani di terra e di arsura che rivelano tradizioni di esistenza primordiale, che narrano storie di vero e di antico testimoniando dimensione diversa e forse interrogando le convinzioni della società evoluta.
Giovane esordiente e promessa di talento, dotato di un aspetto eternamente più giovane dell’anagrafe, Barbieri ha maturato lunga esperienza, non solo nel percorso di intensa attività ma anche nelle pause di riflessione e di meditata lettura.
La consapevolezza della misura non intacca il sorriso di goliardia ma ribadisce la vocazione al linguaggio dell’arte. E l’aspetto formale, l’eleganza della persona e dei contorni d’ambiente, non contraddicono la solitudine espressiva né l’intensità di dialogo interiore.
Nella quiete apparente di drappi e stucchi, scenografia calda per un nido accogliente, Barbieri vive un’emotività autentica, fondamentale e sottile, come scoperta di ogni giorno. E il desiderio del viaggio corrisponde al desiderio del ritorno, per possedere il tutto, passato e futuro, concreto e fantasia.
Alla ricerca di nuovi approdi, Barbieri non rinuncia alla determinazione come alla serenità: semplicemente naviga lungo una rotta tracciata all’alba, senza demordere e senza concedere, nemmeno ammiccando mai al facile incontro con i favori del pubblico.
Proprio lui, attento conoscitore e cultore del piacere, mantiene intatto il profilo del rigore e nulla regala alla piacevolezza nonostante i canti delle sirene.
Conosce gli applausi e i buoni modi per dire grazie ma conosce anche le notti nel deserto, là dove, nel silenzio di vento e sabbia, può intonare solitario un dialogo con le stelle.
Archeologie del vuoto, 2006,
tecnica mista su tavolaDimore del vento. Dimore della luna, 2006,
tecnica mista su tavola
Prefazione:
Daniela Benelli
Assessore alla Cultura, Culture e Integrazione della Provincia di MilanoMassimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della LombardiaFrancesco Tadini e Melina Scalise
Testi:
Claudio Rizzi
"Luci della ribalta"
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