La propensione alla collegialità si deduce anche dallo studio: grande, aperto e condiviso da quattro pittori. Un’idea di dialogo, un sottinteso di confronto e di reciprocità.
Ne deriva una prima impressione di lavoro sedimentato, di intensità negli anni, di patrimonio di esperienza. E la sensazione si conferma quando si focalizza la porzione di Giovanni Cerri, il suo campo di azione.
Tele raccolte negli scaffali, grandi quadri accatastati, in partenza per mostre già in calendario, carte, materiali, aromi di pittura e fascino di libri.
Lo spazio occupato dal cavalletto equivale all’ingombro della scrivania.
Libri e pennelli convivono in stretta vicinanza e scandiscono la giornata.
Cerri condivide la passione per la pittura con l’attività critica letteraria e l’organizzazione di iniziative culturali. È una costante nel tempo e nel profilo di personalità.
Attitudine e professionalità che dimostrano una tensione continua ai colleghi, alla pluralità e al dinamismo della scena artistica, alla ricerca di spazi espositivi dedicati agli altri e non solo a se stesso.
Impegno e sforzo encomiabili perché il mondo non è facile e meno ancora quello dell’arte.
Giovanissimo esordiente e figlio d’arte, all’inizio avrà creduto che i due elementi fossero vantaggi ma spesso le buone attese si rivelano inganni e per Giovanni anziché aprirsi una strada di facile percorso si sarà rivelata qualche salita. Perché quando si è giovani si è troppo giovani e bisogna attendere. E se figli d’arte occorre dimostrare doti proprie e non vivere di rendita. Insomma, viene richiesto, e non concesso, qualcosa in più.
Se ne sarà accorto Giovanni, si sarà anche annoiato di sentirsi definire “il giovane” e non si è mai illuso di alcuna agevolazione, anzi ha lavorato sodo per temprare tecnica e personalità.
Era necessario acquisire autonomia espressiva e indipendenza intellettuale. Lungi dall’assomigliare a qualcuno, urgeva manifestare continuità di concretezza.
L’attività organizzativa ha distolto tempo ed energia ma ha compensato nella dialettica di confronto e di approfondimento.
Alla soglia dei quaranta Giovanni Cerri è un giovane maturo.
È immutata la serietà di quando era ragazzo ma certamente sarà diversa la misura delle cose.
Le fasi della ricerca espressiva, che spesso l’avevano indotto a rapidi mutamenti di rotta, hanno evoluto un linguaggio di coerenza, una tematica dotata di proprietà linguistica e una architettura solida.
Dipinge di giorno, semmai indirizza la scrittura alle ore serali. Non appartiene al popolo della notte e anche in questo interpreta con grande sobrietà la pittura vera, nell’autenticità dei valori e nella negazione degli atteggiamenti.
Percorre la città visitando mostre e gallerie, assiduo e presente con grande riservatezza. Regola le ore della giornata tra gli interessi prioritari e il collaterale, talvolta intense sedute di lavoro, talora spazi di comunicazione e dialogo. Persistenza di idealismo in una società sempre più sorda alla parola e sempre più votata alla ricerca dell’oro.
Ne è consapevole Giovanni Cerri, che cerca e trova oasi di serenità ove radicare un colloquio e svelare nuovi orizzonti.
La fortezza, 2008, olio su carta intelata
Città fantasma, 2008, olio su carta intelata
Prefazione:
Daniela Benelli
Assessore alla Cultura, Culture e Integrazione della Provincia di MilanoMassimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della LombardiaFrancesco Tadini e Melina Scalise
Testi:
Claudio Rizzi
"Luci della ribalta"
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