Percorsi dieci anni di attività, il Museo Civico di Maccagno vara un Premio di Pittura e Scultura. I primi cinque anni sono transitati all’insegna del rodaggio, i successivi, focalizzata l’ottica e regolati i meccanismi, hanno delineato un itinerario di documentazione e approfondimento della contemporaneità dell’arte con particolare riguardo al territorio della Lombardia.
Le rassegne tematiche hanno inquadrato ampi brani dell’attualità e le mostre monografiche hanno favorito la lettura capillare di alcuni protagonisti e la confidenza con i linguaggi del nostro tempo.
Nel recente periodo, grazie al programma quadriennale “Acquisizioni”, il Museo ha raccolto duecento opere per dotarsi di una Collezione propria, di qualità considerevole, significativa nella sintesi di panorama e capace di animare, nel presente o in ipotesi futura, autonomia espositiva.
La prospettiva del Museo non ha rincorso il facile consenso che arride ai titoli di roboanza né la facilità del già visto e noto ma ha aperto pagine nuove e inedite, ha offerto occasioni di palcoscenico a giovani autori, ha accolto una vasta pluralità espressiva.
L’istituzione di un Premio d’Arte a Maccagno deriva da considerazioni che superano la volontà di promozione o la necessità di acquisire opere. Evidentemente altre e differenti valutazioni motivano l’iniziativa.
In Lombardia si svolgono annualmente vari Premi. Alcuni rivestono carattere storico, altri alimentano un profilo di alta qualità, altri ancora si attestano a valore locale.
Un comune denominatore evidenzia la brevità di risonanza di un Premio. Un grande lavoro di preparazione dietro le quinte si illumina, si accende e subito si spegne nel breve volgere di un tempo esiguo. E l’eco non risuona mai proporzionalmente all’intensità dell’iniziativa.
La correlazione tra diversi Premi, la sinergia organizzativa e la pari opportunità tra i partecipanti determinano continuità e ulteriore riscontro superando l’ampiezza della singola rassegna.
L’orizzonte si apre da una ribalta all’altra e da qui, ancora, si proietta a una mostra a Milano nelle sale dello “Spazio Tadini”.
La partecipazione dei Premi correlati consiste nella singola segnalazione di cinque autori liberamente individuati tra i vincitori o gli accreditati nelle precedenti edizioni.
Si propone una seconda chance per gli artisti ma soprattutto, nel tessuto collettivo, emerge il valore propositivo delle manifestazioni chiamate in causa.
Il Premio di Nova Milanese “Bice Bugatti - Giovanni Segantini” compie oggi cinquant’anni e nel lungo percorso ha ospitato autorevoli personalità della pittura, della scultura e della critica d’arte, tanto da tradursi in importante testimonianza storica dell’evoluzione dell’arte dalla seconda metà del ‘900.
Il Premio di Mapello “Rinaldo e Ermenegildo Agazzi” compie venticinque anni e, oltre a catalizzare una folta coralità di Comuni del territorio bergamasco, ha sempre allestito esposizioni all’estero ed ora é approdato a mostre istituzionali di grande rilievo a Strasburgo e a Parigi.
Il Premio di Bozzolo “Premio Internazionale d’Arte Città di Bozzolo – Biennale Don Primo Mazzolari” ha ripreso dai primi anni Duemila la tradizione iniziata negli anni Cinquanta che vedeva il piccolo Comune spartiacque tra Cremona e Mantova tra i protagonisti dell’arte nella pianura padana.
Il Premio di Castiglione d’Adda e della Provincia di Lodi “Premio Biennale di Pittura Luigi Brambati” nato per onorare la memoria e la figura di un indimenticato pittore, è particolarmente votato ai giovani artisti e riveste un ruolo certamente destinato a ulteriore affermazione.
Il Premio di Imbersago “Premio Morlotti”, consolidato negli anni e nella qualità organizzativa, indica già nell’intestazione un profilo nazionale e si configura come riferimento sicuro, palcoscenico di proposta e molo di partenza.
Cinque Premi di importante funzione, punti cardine nella gestione pubblica della cultura, attivi per continuità di coerenza e fondamento storico.
Eppure la rinomanza è inferiore al merito e patisce l’assenza di risorse economiche destinate alla comunicazione, alla pubblicità e ai proclami mediatici. Vivono, come il Museo di Maccagno, di stanziamenti all’insegna della parsimonia, di spesa mirata, implementata da buona volontà, volontariato e passione.
Denominatori comuni che hanno suggerito la correlazione di questi cinque Premi dissuadendo da un ipotetico riferimento a Gallarate, Lissone e Suzzara, Premi di altra statura, nella disponibilità economica e nella referenzialità, che affrontano l’onere di ricucire passato e futuro.
La vitalità del meccanismo operativo è basilare: un Premio sembra uguale o analogo a un altro ma non è vero. La formula, ovvero la struttura, ne caratterizza e al contempo ne differenzia la costituzione.
La frequente modificazione del progetto non comporta beneficio di continuità anzi, mina le radici di solidità. La coerenza di percorso determina riscontro.
Con questa convinzione, benché senza un proprio fondamento storico, l’iniziativa che oggi salpa da Maccagno affronta il futuro.
Alimenta il coraggio dell’impresa, affronta un nuovo cammino. Senza timore né soggezione, con l’incoraggiamento e la partecipazione dei compagni di viaggio, dei Comuni e delle Provincie che condividono idea e programma, degli artisti che hanno aderito all’invito pronti ancora una volta a calcare la scena con sana sportività.
La prospettiva attraente consiste nel sistema di partecipazione, nel dialogo tra organizzatori, Enti, Istituzioni, nel ritrovarsi tra partecipanti, nel palcoscenico nuovo oppure ritrovato.
Valori condivisi dai partner, esempio non frequente di concreta collaborazione a suggerimento di nuove grandi avventure.
Prefazione:
Massimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della LombardiaFabio Passera
Sindaco di Maccagno
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