Giancarlo Ossola - Antonio Pedretti
Antitesi e simbiosi

 

Giancarlo Ossola, Antonio Pedretti:
antitesi e simbiosi


Estensioni di silenzio e prospettive di suggestione. Luci e riverberi ad accendere repentine evocazioni o accogliere ritorni della memoria.
In antitesi eppure in ideale simbiosi, Giancarlo Ossola e Antonio Pedretti inducono sintesi parallele nell’affinità.
L’assenza di figura umana connota il lavoro di entrambi ma la sensazione di presenza, traccia evidente oppure intuizione di imminenza, sprona il loro linguaggio a testimonianza di vita.
Ritrovare il valore del tempo, dell’uomo e del suo percorso, è meta del viaggio di Ossola e Pedretti, mentre l’intonazione nostalgica che a primo impatto potrebbe richiamare l’osservatore è sapore apparente e strumento di comunicazione.
Brani di bosco e anse di palude sono tratti del cammino umano, come officine, laboratori e stanze sono custodi di esistenza consumata.
L’uomo è epicentro della Storia, protagonista dei valichi epocali e del divenire. La lontananza della figura ne suggerisce una incombenza forte, allusiva anche se non dichiarata.
Nella vegetazione irta o nell’abbandono della fabbrica il segno è palese come tonfo del silenzio dopo il passaggio della persona.
Pedretti inquadra paesaggi latenti di spazio e solitudine. Ossola racchiude pagine d’interni nella sedimentazione di reperti.
Proiezioni di paesaggio e territori di vita, angoli macerati nell’ombra, luoghi conclusi e simulacri di vita, anni muti nell’offuscamento di identità.
Lo sguardo apparentemente rivolto al passato è in realtà teso al futuro, al recupero delle radici, al ripristino dei valori.
Ossola dilata il perimetro, forza la soglia e dissuade il limite. Pedretti avvicina la visuale, affonda l’obiettivo in immediatezza.
L’interno di Ossola diviene esterno, il paesaggio di Pedretti diviene interno.
Dall’antitesi della premessa convengono a simbiosi espressiva, condividono sentimento di appartenenza e proprietà delle radici. Fermano il tempo, il luogo e la riflessione.
L’umanità ha celebrato passi di progresso nella natura e al banco di lavoro. Chimere di carta e promesse di potere possono illudere ma non mutare il corso dell’esistenza. Se l’uomo vorrà rientrare da voli nel fantastico e sogni nell’irreale, tornerà a terra, dove ancora cresce l’erba alla luce del sole.
Non a caso Pedretti dice che il suo grande desiderio consiste nel dipingere un quadro romantico. E nondimeno Ossola cerca la verità nei quartieri di storia sedimentata e operosa, nei meandri della città vera all’ombra della city di opulenza e celluloide.
Fabbriche e stanze di Ossola sono alfieri di vita come radure, campi e insediamenti urbani di Pedretti.
Un letto disfatto vale quanto una campagna dismessa e il terreno incolto equipara utensili dismessi nell’officina vuota.
Scelte di vita, di vita altrove. Mutazioni del tempo, ripudio delle origini. Permangono luci filtranti da residue vetrate nel nulla e foschie di paesaggio incombenti nel vuoto.
Ossola e Pedretti chiamano l’uomo. Non lo cercano, lo attendono. Sanno della sua presenza, ne hanno convinzione morale se non fiduciosa.
Oltre l’orizzonte o dietro la parete, la figura è pronta a entrare in scena. Palpita d’attesa ma è imminente. La suggestione non è dettaglio e avvolge e abbraccia.
Ossola e Pedretti evocano mondi in antitesi e in simbiosi, tracciano territori di lettura contigua.

Li accomuna anche una certa affinità negli strumenti espressivi, affilati nell’affondo delle ombre e nel risalto dei piani, nelle vibrazioni complementari e nella dinamica degli elementi.
Le visuali suggeriscono ulteriori proiezioni, non chiudono ma sfondano e chiamano e concentrano quasi imprigionando lo sguardo.
L’ipotesi, oppure equivoco, di linguaggio narrativo e di figurazione oggettiva, si estingue subito nell’allusione ad altro e oltre, nell’evocazione di memoria soggettiva e nell’accensione di immagini libere da vincoli di citazione. Percezioni e note emotive si trasmettono dall’inconscio dell’autore all’inconscio dell’osservatore e il libro bianco dell’animo si sostituisce al documento di realtà.
Un parallelo di percorso evidenzia anni di adesione all’informale, fondamentali in Ossola quanto in Pedretti, funzionali alla maturità di una poetica che in entrambi si è evoluta dalla fase criptica a dialettica di ampia condivisione. La sintesi di percezione e l’immediatezza dello sguardo, tradotta nella simultaneità del gesto, non son mutate nel tempo ma hanno conseguito vocalità più nitida.
Da una condizione solitaria per collocazione intellettuale e scelta linguistica, entrambi sono transitati a tematiche esistenziali di più vasta ottica, aprendo dialogo e ottenendo risposta di adesione.
Hanno segnato punti cardine nel cammino del contemporaneo, leggibili oggi come riferimento nel trascorrere dagli appunti di cronaca alle motivazioni di storia.
Uniti anche dalla felicità della pittura, che non significa facilità del dipingere ma talvolta collima, Pedretti e Ossola vivono strade attigue nella continuità di coerenza e nei valori di identità.
Doti che rafforzano l’argine di contrapposizione all’effimero, al pretesto e al millantato credito di una parte del mondo dell’arte.
Per loro pittura è ancora pittura, nel sentimento, nell’espressione e necessariamente negli strumenti. Non occorre abolire il perimetro della tela per asserire tempi moderni, né adottare mezzi inconsulti per invocare il rinnovamento. Ossola e Pedretti affrontano i giorni perfettamente consapevoli del mondo e della società. Perseguono la lettura del tempo come analisi dell’esistenza e intendono il relitto e l’incolto non come traccia antropologica.
I loro lavori sono paesaggi di umanità, voce silente di causa e effetto.
E la lettura del dipinto non solo si inoltra tra le evidenze ma si proietta nell’assenza, tra ombre e luci, anfratti e spazi, a scovare quello che non c’è ma che risuona.
Il linguaggio rifugge ogni chiave retorica di raffigurazione celebrativa e percorre invece una rotta di suggestione tale da accendere la libera interpretazione dell’osservatore, che si inoltra nel dipinto e si proietta poi, tra ombre e luci, anfratti e spazi, a scovare ciò che risuona evidente senza esistere.
L’evocazione occupa il luogo del concreto e il sentimento si antepone al verosimile.
La poetica annulla la narrazione e dalle radici del tempo trae nuova linfa di contemporaneità.
Giancarlo Ossola e Antonio Pedretti: storie parallele. Personalità distinte e percorsi autonomi.
Sintonia di itinerario e prospettiva d’orizzonte.

Claudio Rizzi


Opere in mostra

Prefazioni:

Massimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia

Claudio Lodi Rizzini
Assessore a cultura, turismo e biblioteca del Comune di Sabbioneta

Testi:

Stefano Crespi
"Pittura nel tempo senza fine"


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