Terza tappa, 2008. Il cammino procede, i compagni di viaggio non abbandonano il gruppo; anzi se ne uniscono altri e numerosi.
Il museo di Maccagno si avvia a compiere i primi dieci anni e nello spazio di questo breve tempo, ha maturato identità. Ha raccolto considerazione e riconoscimento, si è qualificato nello specifico dell’Arte Contemporanea. Ha collezionato attestati, testimonianze e soprattutto opere. Ha incontrato un grande numero di artisti fautori del fermento contemporaneo: ha offerto e ha ricevuto stima. E prosegue nella coerenza di motivazione.
In questi anni, dopo un iniziale quanto comprensibile assestamento della rotta, ha sviluppato una propria ottica e tracciato una prospettiva netta. Conoscere, approfondire, divulgare i valori artistici del tempo e del territorio. E ha sostituito al concetto di “tutela”, frequentemente equivocato in passività, l’idea di “scoperta” dinamica. Disporre sulla scena un panorama di leggibilità, articolato via via mediante progettualità consequenziale, intenta a svelare comprensibilità e confidenza nell’apparente enigma dell’Arte Contemporanea. Apparente benché a molti risulti addirittura insuperabile.
Ma in ogni cosa, in ogni tema, eccezion fatta per l’assioma della Fede, esiste un perché e, trovando la risposta, si risolve il problema. Qui consiste il principio di attività del Museo. Operare per concretizzare basi di lettura e di studio. Attuare, nella programmazione di calendario come negli incrementi di patrimonio, una guida, non didascalica ma potenzialmente didattica, alla comprensione dell’Arte.
L’idea, determinata dall’evidenza, è semplice ma diviene ardua a fronte di una diffusa perplessità del pubblico.
Da un lato la soggettività del giudizio prevale sulla disponibilità o pazienza a comprendere, d’altro canto il radicamento della memoria collettiva innalza una barriera alla evoluzione di novità.
Il punto focale tuttavia, lo scoglio autentico, risiede non solo nel “come” ma principalmente nel “cosa” comprendere.
La grande maggioranza dei visitatori, di mostre o musei, ancora cerca il riscontro reale, il racconto. Ritrosia e delusione dell’osservatore si sintetizzano spesso nell’espressione “cosa mi rappresenta”. Evidenza di disagio affiorante là dove l’opera d’arte non si fonda sulla figurazione.
Ma il percorso figurativo a senso unico si è concluso nel declinare dell’Ottocento. Il famoso dipinto di Claude Monet “Impressioni al levar del sole” non inquadra il sole ma l’impressione: è dunque suggestione, non realtà.
È un momento epocale, si vira dalla tradizione al futuro.
L’arte moderna sviluppa canoni divergenti, plurali rispetto al passato e conduce oggi alla molteplicità dei linguaggi che, tranne debite eccezioni, non configurano il fine ma sono strumento per esprimere i contenuti.
L’aspetto formale, invece, assume frequente connotazione di metafora, liberando spazi emotivi o intellettuali in luogo di un perimetro definito.
Il contatto diretto, il colloquio con l’opera d’Arte Contemporanea, risulta proficuo ben più di ogni nota propedeutica, che delinea punti cardinali per l’orientamento ma richiede comunque il rapporto personale.
È importante allora, nello sviluppo di attività del Museo, un tracciato programmatico nelle linee portanti ma tradotte in concretezza attraverso la lettura delle opere.
Corrisponde a questo principio il calendario espositivo del Museo di Maccagno, teso a inquadrare il panorama dell’attualità e ad approfondire l’evoluzione dei linguaggi.
Apparentemente frazionata nella divergenza di tensioni, l’Arte Contemporanea si può considerare come coralità espressiva che spazia dal razionale all’emotività, dal concetto alla suggestione.
Poetiche e intellettualità si avvicendano, si contrappongono ma convergono alfine nell’affermare la centralità dell’uomo nei valori della mente come dell’animo.
Per intraprendere il proprio ruolo, il Museo deve possedere una Raccolta viva nella dialettica, ricca nella molteplicità delle testimonianze espressive, capace di sintetizzare un panorama ampio e aperto. La dotazione si rende opportuna per consentire una gestione espositiva autonoma, per allestire programmi di studio e dibattito autosufficienti, per ottimizzare risorse ed economie rendendo disponibile il proprio patrimonio a un territorio sempre più vasto.
In questi anni il Museo di Maccagno ha incrementato il proprio profilo di riconoscibilità non solo tra i cultori attenti alla materia ma anche in ambito istituzionale. Un riconoscimento che diviene motivo di forte soddisfazione ma soprattutto indica che le linee tracciate nella dimensione contenuta del Museo e del Comune, collimano con le direttive più autorevoli della Direzione Generale Culture della Regione Lombardia.
Maccagno oggi accoglie una testimonianza del contemporaneo nell’attualità del divenire, idealmente complementare ad altre collezioni presenti sul territorio ma imperniate a periodi antecedenti.
Attualità e linguaggi divengono i titoli di Maccagno e saranno sempre più riferimento di pubblica utilità.
Il progetto “Acquisizioni”, nato nel 2006 con previsione quadriennale, era auspicabile per ampliare le dimensioni della donazione originaria, costituita da opere identificative della prima metà del XX Secolo e da una specifica collezione di dipinti e sculture di Giuseppe Parisi, documento in sé esauriente per svelare il carattere dell’autore ma parziale per affrontare le tematiche della contemporaneità.
Un progetto opportuno e fiducioso ma non garantito nell’esito. Invece tagliamo il traguardo del terzo anno con ottimo riscontro, francamente superiore alle previsioni, nella partecipazione, nella quantità e soprattutto nella qualità.
Rivolgere un semplice grazie agli artisti equivarrebbe ad avarizia concreta e formale: occorre invece sottolineare la loro condivisione del programma e dei contenuti, delle prospettive e dei fini.
Una stretta di mano oltre la misura delle parole. Nella soddisfazione di aver concorso, e insieme, a realizzare un grande progetto anche in un giovane Museo.
Come diceva Esopo, la storia insegna che i risultati non dipendono dal blasone o dalla grande dimensione urbana ma da progettazione e volontà.
Prefazione:
Fabio Passera
Sindaco di MaccagnoMassimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia
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