Imminenze

Dolores Previtali - Pierantonio Verga

 

Imminenze

Senza tempo, senza ubicazione geografica. Una visone, forse: universale, suggestione di memoria, immaginario collettivo.
Vanno figure erranti, un lieve moto le sospinge, attonite, inquiete, invocanti.
Una casa, là in prospettiva di lontananza, determina la meta, l’idea, il punto.
Prive di luogo le figure, inanimata la casa.
Dilaga un senso agnostico dell’attesa.
La ricerca della verità pulsa nelle tremule movenze delle anime in cammino e nitida appare la casa ma solo delineata, quasi architettura di simbolo più che di pietra fondata.
Intorno sembra incombere il nulla, di vuoto e di silenzio, eppure risuona la sensazione di un evento a venire, apparizione o avvistamento.
Dolores Previtali e Pierantonio Verga, artefici di proprio percorso e dotati di autonomo territorio poetico, insieme animano intenso dialogo intorno all’istanza esistenziale di verità e di risposta ultima alla vita.
Invitati sullo stesso palcoscenico, portano in scena monologhi che si incontrano e si intrecciano sino a tramutarsi in colloquio e i ruoli in attinenza non si saturano ma si fondono nell’affinità di tensione.
Pierantonio Verga ha ritratto l’umanità senza mai tracciarne una figura. Dolores Previtali ha tradotto l’universalità dell’anima adottando la leggibilità della forma.
Verga ha ripercorso la traccia, il segno, la scrittura dell’uomo. Non per testimoniare impronte di passato ma per trarne la fatica della conoscenza: sedimentazione di tempo e storia nelle domande intorno al mondo e nella rincorsa al sublime.
Previtali ha scolpito l’ansia dell’isolamento dall’universo, la solitudine del singolo nella sete di risposte. I suoi torsi erano corpi contorti e provati, poi figure di passione, espressione di un lamento che collimava nell’invocazione e si rinnovava nell’attesa. Infine spirito, interiorità, emblema di realtà.
Verga ha intessuto oceani di cielo e di immenso nella lettura di astri e pianeti, luogo letterario e poetico, ambito di scienza e culmine divino.
Le figure di Previtali approdano spontanee allo spazio di Verga, forse concomitanza complementare, forse segno di provvidenza. Il luogo di Verga, senza nome, senza identificazione, attende e accoglie.
D’un tratto, la vastità silente di Verga vive della coralità musicale di Previtali, delle sue moltitudini in cammino, dell’unione tra loro nella comune vaghezza.
Voci afone o taciute si innalzano nel cielo intessuto di traccia, sogni e segni dell’uomo, domande inesauste a questuare risposta.
La coralità in Previtali è universale, come in Verga i simboli siderali e la sottintesa presenza dell’oltre.
Torsi, corpi, figure: ma sono anime, aneliti di interiorità, interrogativi dell’esistenza. Vanno in cammino obbedendo al dettato intimo, vanno, cercano e chiedono.
Verga ha solcato frequente il tema casa. Il riparo di certezza, il tutto persino nel niente o nel poco, il mondo, la storia dell’uomo.
Un tempo nella casa si disponevano gli idoli domestici, le divinità familiari. Poi si comprese la superiorità della trascendenza e si cercò altrove. Ecco le figure erranti in preghiera.
Ora appare inesatta quella prima immediata sensazione di agnosticismo: che non sussiste nonostante l’assenza di richiami di evidenza o riferimenti iconografici di esplicita religiosità.
E’ fede. Interiore, radicata, maiuscola. E’ Dio la domanda. E la risposta traspare nella forza delle figure di Previtali e nelle luci dello spazio di Verga. Non svetta il sole ma la luna campeggia e ne è testimone di presenza, di calore, come nei riverberi della dignità eretta delle anime erranti.
Una fede forte, tanto nei volti, nella parola che non è recriminazione ma invocazione seppure sofferta, quanto nella casa, solitaria e umile ma francescana.
Verga aveva già dipinto “ la casa dell’angelo”, segnale nitido di avvistamento o annunciazione; ora è approdato alla “casa del poeta”. Un tempo il poeta era vate ma vate era anche il profeta. Il luogo del profeta divenne poi tempio e oracolo. Meta di pellegrinaggi, figure, singole o solidali, in cammino di ricerca, di speranza. Auspicio di quiete che plachi l’incertezza dell’animo e la consapevolezza di fragilità.
Vanno le anime inquiete, cercando radici e ragioni, allegorie della scena universale, senza tempo, senza connotazione, semplicemente vere.
Forse hanno già percorso il mondo senza trovarne risposta. Forse hanno solo intrapreso il cammino.
La casa è prospettiva lontana, talvolta fagocitata dalla grandiosità della montagna, talora culmine oltre le asperità. Immersa nel silenzio, nel simbolo. Luogo ideale nel buio per scrutare le stelle, interrogare la luna e invocare il cielo.
Casa, poeta, poesia, l’immedesimazione è netta, la poesia oltrepassa i confini del reale, supera la concretezza del visibile, mira in profondo e mira in eccelso, scava, indaga e cerca. E’ meditazione di approfondimento e diviene filosofia, questioni, domande e ipotesi di risoluzione. La tensione al sublime è processo naturale, è innalzamento dell’anima oltre la gravità del corpo, è il sogno di sempre, il sogno del volo per librarsi a raggiungere l’ineffabile.
Sublime è l’universo, sublime la creazione, la strada della filosofia conduce alla religione, l’attesa della risposta si conforta nell’attesa di Dio.
Le figure erranti percorrono la terra degli uomini in cerca di un segno, di una luce, di un annuncio che sveli la trascendenza come verità.
L’immanenza si palesa nella sobrietà scarna della casa come delle figure, nella dimensione della dignità e nella pochezza degli orpelli, nella ruvidità della vita che si consuma giorno per giorno.
Ma l’imminenza dell’avvistamento, l’eco di luci e suoni, si coglie nell’aria come promessa di sentimento religioso più che presagio di sapore pagano. Si annuncia nella fiducia della perseveranza e nella dedizione dell’anima, non aleggia come tetro incombere di avverso destino ma come solarità pura.
L’attesa risposta alla lunga fatica è ormai prossima all’alba e lo garantisce la luna nel convocare le anime a consiglio.
Il sofferto peregrinare lungo le strade del mondo e la fermezza della speranza, varcati i confini dell’infinito nell’intensità della passione, otterranno risposta.
Due le angolazioni di lettura: la suggestione e la fede. Ma inequivocabile è la comprensione del tema, che potrà essere condiviso in accezione laica oppure religiosa e comunque affonda le radici nel solco dell’umanità, nella conoscenza, nella filosofia, nella volontà e nella fragilità.
Previtali e Verga, nei loro singoli percorsi, come in questo inedito connubio, hanno intonato solo il linguaggio del sentimento e della tecnica espressiva, senza esasperare l’intimo credo, senza intaccare la libertà di opinione. Ma è innegabile che abbiano portato in scena, oggi qui, un grande brano della storia dell’uomo, del quesito esistenziale, dell’ansia e della solitudine.
Un interrogativo universale che proviene dalla notte dei tempi, pervade i secoli e intatto si proietta a futuro.


Claudio Rizzi

Opere in mostra

Prefazione:

Massimo Zanello
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia

Fabio Passera
Sindaco di Maccagno

Testi:

Stefano Crespi
"Quel luogo dell’evento"


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