Antologia critica
Giuseppe Guerreschi
(…) Bodini…è alla sua prima mostra personale, e questo, per un giovane che operi con consapevolezza rappresenta un fatto di particolare rilievo. Si tratta cioè di sottoporre a giudizio le premesse del proprio discorso, al quale, in seguito, approfondendolo e ampliandolo dovrà mantenersi fedele (…). Analizzando i suoi ultimi lavori si può constatare come Bodini stia entrando nel vivo della problematica propria della sua generazione, o meglio di quei giovani scultori e pittori, che ancora credono nella possibilità, nella necessità di capire, di esprimere l’uomo di oggi com’è, con un linguaggio chiaro, consono “nuovo” (…)
Testo in “Floriano Bodini”, Galleria Amici delle Arti, Gallarate, 1958
Antonello Trombadori
(…) Bodini parte da sensazioni, sentimenti e, in primo luogo, da un punto di vista etico, per dare forma alla materia (…)
Si tratta della riconquistata validità della scultura d’immagine ai fini d’una alta testimonianza morale, non naturalistica, non celebrativa, non allusiva. (…)
Testo in “Floriano Bodini”, La Nuova Pesa, Roma, 1967
Dino Buzzati
(…) Floriano Bodini, di trentacinque anni, ha ottenuto una cosa straordinaria, dal punto di vista tecnico e artistico, cosa impossibile in pittura, estremamente difficile in tre dimensioni, mai da me vista realizzata con tanta evidenza (…) Nelle sculture di Bodini c’è sempre un’insistenza di nervi, di cartilagini, di ossa, quasi una lezione di anatomia dove senti il bisturi duro del risentimento che svuota ogni corpo delle sue viscere e un poco il ribrezzo per questa operazione premeditata fino all’accentuazione volontaristica di ogni particolare (…)
Testo in “Corriere della Sera”, 24 maggio 1968
Mario De Micheli
(…) Chi lo conosce, conosce pure la sua accanita capacità di lavoro, la sua resistenza alla fatica della scultura, conosce le sue impugnature su un dettaglio, la sua passione di scavo nei temi che intuisce e sceglie. E’ ancora questo Bodini che ho ritrovato, ma con qualcosa di più, qualcosa che sembrava sollecitarlo, dargli un fervore nuovo. Bodini sta nel suo studio volentieri, s’aggira tra statue e cimeli, tra antichi giocattoli e legni gotici, come nel suo vero luogo ideale, nell’unico regno dove si sente a perfetto suo agio (…)
Testo in “Floriano Bodini”, Galleria Il Fante di Spade, Milano, 1978
Raffaele De Grada
(…) La drammaticità esplicita di Bodini, il suo senso di pietà morale, religiosa nell’assoluto laico del termine, la sua volontà di usare l’immagine a fine di comunicazione e di denuncia realistica, escono dall’impatto, pur trascinante, della cronaca e assumono un senso monumentale di storia, significante una volontà diffusa, quasi a livello di massa, di una nuova idea cavalleresca (…)
Testo in “Floriano Bodini”, Sant Vincent, 1983
Luisa Somaini
(…) La riflessione sulla tradizione del monumento, il dialogo con l’architettura e l’arte del passato hanno operato una profonda evoluzione nel linguaggio dell’artista rilevabile anche nel rapporto esistente tra la progettazione grafica e plastica del bozzetto di insieme, e la realizzazione dell’opera finita (…) A Bodini non interessa più risolvere il problema delle interrelazioni tra i personaggi di un gruppo in una orchestrazione scenica, ricorrendo all’accentuazione espressionistica né tantomeno sviluppare un’efficace sintesi figurativa architettonico-scultorea (…)
Testo in “Floriano Bodini”, Museo Butti, Viggiù (Varese), 1997
Enzo Fabiani
(…) In seguito Bodini ha affrontato a viso aperto i motivi religiosi: sia nei monumenti di Paolo VI, sia con arredamenti sacri, in monumenti e busti di vescovi, medaglie, incisioni. E l’ha fatto con un linguaggio più pacato, e comunicante, se si vuole, dalle superfici spesso damascate: ma conservando pur sempre nella struttura dell’opera l’iniziale dinamismo inquieto e teso a documentare “la guerra, sì del cammino sì della pietate” sostenuta dai “modelli” ma anche da lui stesso (…)
Enzo Fabiani, 2000. Tratto da “Floriano Bodini”, Civica Galleria d’Arte Contemporanea, Lissone (Milano), 2002Claudio Rizzi
(…) La vocazione figurativa, certo congenita, si rafforza negli anni sia per contrapposizione a incalzanti tesi di astrazione, sia per convinzione di necessità di linguaggio concreto nella vacuità sempre più dilatata di valori sociali e culturali. L’immagine conserva il forte contenuto esistenziale ma si acuisce nell’essenza di immediatezza e riconoscibilità. In parte incide l’esperienza consumata nella realizzazione del monumento pubblico, ove prospettiva e lontananza del punto ottico richiedono maggiore caratterizzazione di visibilità; in parte agisce la determinazione professionale che ritiene la soluzione dell’opera prioritaria rispetto alla sollecitazione di suggestioni e apporti di accezione emotiva. (…)
Testo in “Floriano Bodini”, Palazzo Caselli, Carrara, 2002
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