PAOLO CAMAETI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Claudio Rizzi

(...) Va bene che Paolo Camaeti sia pittore bravo e quasi inedito: e pertanto un lancio in grande stile, stando alle mode, meriterebbe botti esplosivi. ma in fondo, anzi in principio, non sono di questo avviso.

Piuttosto io lo vedo così.

Un sorso di blu in un istante sottratto al tempo. (...)

Racconta una storia ma non dice di sè.

Attende l'amico per brindare una coppa di solidarietà.

Che importa che dicano. Ben vengano e dicano, c'è un bicchiere per tutti, basta gradire.

Porta con sè il nome strano e lo sguardo scuro. Dipinge il buio bombardato di sole. Incute paura perchè non teme l'incubo e la morte.

Così maledettamente sinceri non si è nemmeno presi sul serio.

Ma il gabbiano gli porta ogni notte un sorso di luna. È abituato così e non cambierà.

Ecco il segreto difetto nel quadro Camaeti: il personaggio prima o poi, talora ma sempre, se ne va. Parte, s'invola, torna al suo autore in dialogo intimo. Per poco; anche un solo momento.

Ma il collezionista vero non perdona.

E Paolo continua il suo canto in blu.

Milano, 1985

Claudio Rizzi

(...) Ha costretto gli spazi e ha liberato il contenuto.

Ha educato il colore e ha suggerito l'emozione.

Ha sciolto l'atmosfera per individuare protagonisti e comparse. E ha posto gli uni e gli altri unitamente, senza distinzione, sullo stesso piano (...)

Paolo Camaeti ha lavorato come la sua indole suggerisce.

Senza l'enfasi del concerto rock, lui che davvero sarebbe un poeta "arrabbiato".

Ha scritto i suoi tratti in sagoma, i suoi colori in contenuto, il racconto nel riassunto, il senso in poche righe. E il sorriso in augurio. (...)

Giampiero Teodorani

(...) i colori puri, monocromi, le costruzioni di ambienti surreali, le figure ridotte a simbolo, Paolo le ha inventate prima di altri. Si tratta di pittura fatta di allusioni, dai colori a volte caldi e sensuali a volte freddi, sembra che suggerisca sempre avvenimenti che si svolgono in una dimensione un pò remota, astratta, aerea. (...)

Tratto da monografia "Paolo Camaeti" , 2006

Claudio Rizzi

(...) In tempi lontani, il mondo di Camaeti era alimentato da apporto onirico che si contaminava frequentemente nella minaccia del sogno e nell’incombenza forte della visione.
Ma via via l’aggressività dell’immagine si è tradotta in metafora narrativa e il tono si declina ora in accenti decantati.
Una sinuosa percezione, forse consapevolezza mai ammessa, ha proiettato nuove atmosfere, pentagramma di luci e pulsazioni serene tese a nuova visione.
Le sue scale ora non conducono al vuoto ma avvicinano la luna, sogno, attesa e simbolo.
Non precipitano nel nulla, né contengono l’abisso ma promettono e conquistano il cielo. E una casa senzatetto si staglia lassù ma non occorre altro, non piove amaro nell’alto del cielo, non necessita tetto ad arginare la luna, è una casa di fiaba e non domandiamo verosimiglianza.
La realtà consiste nel sogno, toccare la luna. Sentirla propria e colorarla di compartecipazione.
Millenni di poesia, canto inveterato dell’umanità e dei licantropi, infine immediata, la luna. Coricata, suadente, come una forma di sorriso. Oppure erta e attenta come uno sguardo di lancinante presenza.
E nel riflesso, nelle proiezioni di luce, percepibili ma assenti, tutte le figure. Evase o nascoste, le figure palesano peso grazie alla incorporeità, fuori dal paesaggio che è suggestione e non realtà, reclamano e dichiarano un ruolo anche senza calcare la scena. (...)

Tratto da monografia "Paolo Camaeti" , 2006

Antonio Agostini

(...) La pittura di Paolo è essenzialmente la rivelazione dell'Artista, inteso come individuo: la tecnica che utilizza è, infatti, aderente ai suoi tratti caratteriali.

Un disegno sempre eseguito sveltamente, senza ripensamenti, fatto di poche linee essenziali rinunciando volutamente a ombre o chiaroscuri e ricorrendo alla prospettiva solo se strettamente necessaria.

I colori, poi, non prendono mai il sopravvento ed il loro utilizzo è sempre discreto e di classe.

I soggetti rappresentati sono, al contrario, misteriosi, complessi e poco decifrabili, ma come è giusto che sia: sono, infatti, partoriti da mixaggio delle esperienze di vita, dei frammenti di sogni mai terminati, delle pulsioni tanto complesse di qualsiasi vita quotidiana, anche la più banale.

E così occorre guardare alla pittura di Paolo, soffermandoci davanti ai suoi quadri e abbandonandosi alla prima e immediata emozione, godendola senza sforzarsi di andare oltre: perchè poi, lì dentro, anche se non ci riconosciamo immediatamente, ci siamo tutti noi.

Tratto da monografia "Paolo Camaeti" , 2006

 


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