MELO CONSOLI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Carlo Conte

(…) Una passione per la pittura e per la natura intensa e freschissima.

Una natura, però, non descritta o rappresentata realisticamente ma rivissuta nella memoria, rievocata con pennellate piene di colore.

I suoi dipinti sono molto luminosi ma la luce non viene da fuori, è dentro la pittura. C’è nei suoi quadri una violenza di colore che urla e freme nella rappresentazione delle cose, ma è una visualizzazione che è filtrata da una sensibilità primitiva e candida.

Il colore è anche percorso da grande malinconia, ed è questo il contrasto tra la felicità di cui parlavo prima e la velata tristezza che ho intravisto nei suoi lavori: tra l’allegria e il dolore, tra l’inconscio e la coscienza, tra lo smarrimento e la forza caratteriale che lo spinge a trattare il suo mondo con un linguaggio sensibile e poetico capace di comunicare gli umori e le vibrazioni dell’animo.

Melo possiede un’inesauribile carica di vitalità che lo ha portato a vivere la pittura in modo aperto e spontaneo.

Tutto balza con felice immediatezza in primo piano sotto la spinta di un’emozione che, scalzando qualsiasi riferimento prospettico tradizionale, afferma in modo imperioso la sua grande voglia di vivere intensamente quella meravigliosa avventura che è la vita.

“Pittori con le stellette”, ‘Corriere della Sera’, 14 gennaio 1961

Franco Lorenzo Arruga

(…) Poi questi fatti entrano nella sua pittura da una zona non conscia, o scarsamente: direi dal subconscio.

E sono tutti pronti a saltar fuori tutti insieme, non chiamati, nei momenti in cui la sensualità diffusa, il senso del colore che si disfa (come in un tramonto) o della solitudine pure accarezzata (come in un libro di Pavese), lo assalgono mescolando il palloncino alzato della sua infanzia alle corse scalzo verso il mare, a quella strana suggestione religiosa e familiare, che gli fanno quasi sentire che il mistero dell’anima - anche della propria - è al di là dei concetti buoni delle scelte di un ordine esteriore o interiore, degli incontri di ogni giorno.

Sensibilità molto viva: anche per quell’esperienza di vita che lo fa consapevole dei sacrifici necessari per imporsi.

Ma sensibilità anche per le cose: sente il colore, la luce, la materia.

Il suo gusto pur essendo buono, ha sempre un ricciolino di infantile leggerezza, divertita e vivissima.

Presentazione mostra Circolo Ufficiali ‘Montebello’, Milano, maggio 1962

Tommaso Trini

L’origine del dipingere di Melo Consoli è intensamente soggettiva.

L’immagine si sviluppa e si modula gradualmente incalzata dalla pressione emotiva. Si creano coaguli, gocciolature, graffiature sotto forma di simboli e chiaroscuri.

Il colore si raggruma in densi spessori vibranti oppure si scioglie in tenere trasparenze. (…)

“Consoli e il cuore”, ‘Rivista Accademia Nazionale di Pittura’, luglio 1967

Alberto Galli

(…) In tal modo l’arte di dipingere è diventata espressione in colore composta da stratificazioni di materia riguardanti episodi di vita vissuta, da una interiore sofferenza (ma anche da grande felicità) e scandita da un tempo fatto soprattutto di ricordi e di emozioni. (…)

“Avanguardie”, ‘Centro Europeo Iniziative Culturali’, dicembre 1980

Bruno Manara

(…) se dipingere vuol dire vedere la natura, interrogarla, interpretarla, possederla ed esserne posseduti, farla linguaggio dello spirito, consegnarle (come ad un messaggero) gli interrogativi, i dilemmi, i tormenti, allora quest’arte densa e intensa è arte. Queste cose ho pensato mentre ammiravo o ripensavo tanti quadri di Melo Consoli: essi sono un immergersi nella natura, un caricarla di tutto se stesso in una visione, complessiva o particolare che sia, sovrabbondante di bellezza e di calore. Di vita.

L’oggetto pittorico si stacca, ti investe carico di valenze e di contenuti.

Presentazione mostra Galleria Architettura Arte, Carate Brianza (Milano), 2000

 


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