MARIO DE LEO

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Francesca Alfano Miglietti

(…) De Leo agisce in uno spazio di sospensione temporale ed in questa dimensione si affacciano i suoi riferimenti (nei titoli e nelle sue stesse dichiarazioni) ad una dimensione spirituale. In questa ottica i suoi meccanismi divengono tracciati di un ordine che produce un autoisolamento, una zona di riflessione e di meditazione che mette in funzione un presunto orientamento ad un ordine universale delle cose, un ordine che mantiene, comunque, la pressione di una dinamica della complessità in cui il caos è un elemento di stabilità.

Presentazione catalogo “Euritmie”, 1994

Flaminio Gualdoni

(…) Esplora la macchina informatica a partire dallo stereotipo visivo delle sue viscere, e la schematizza sino a farne una sorta di motivo decorativo, sul quale far aggettare altre forme di visione anch’essa stereotipa, ma terragna, legata a un sapere antico, radicale del mondo.

(…) De Leo forza il livello significativo primo e trova il passo d’una iconografia fastosa, che non è importante comprendere, ma di cui voracemente appropriarsi.

Deliberatamente, egli sceglie di comportarsi verso questo mondo d’immagine come, in altre epoche, il barbaro aniconico di fronte alle figure dell’umano: affascinato, meravigliato, assumendo schemi, modi, schegge, senza porsi la questione della ratio genetica, dell’organicità, del perché.

Presentazione catalogo “Contadino telematico”, 2003

Mario De Leo

(…) Con la consapevolezza che l’oggetto-soggetto del desiderio sia più vicino alla memoria dell’umanità, opero una crescita in verticale per relazionare con l’ancestralità da cui siamo permeati.

Così il remoto aborigeno che è dentro ognuno di noi, sempre più agile nel pensiero, crea una comunicazione artistica senza mostrare a tutti i costi i muscoli, indicando alfabeti atemporali per raccontare frammenti di civiltà, un’eredità mnemonica alla quale ci lega uno stesso destino e una stessa meta.

Per questo, da molto tempo, esco ogni mattina di casa per recarmi al “consorzio delle idee” (in tal modo definisco il mio studio), in compagnia del cono che attraversa i miei pensieri, con passo leggero per non scalfire o sciupare quello che resta delle armonie del mondo.

Tratto da “Contadino telematico”, 2003

Claudio Rizzi

(…) Anche la musica è composta da segni e De Leo musicista ne è consapevole, nel delineare la nota sullo spartito, l’accento nella metrica e la cesura nel ritmo. Musica e pittura in parallelo, connubio o complemento in unica sensibilità.

La figura, evocazione d’antico, simbolo primordiale di umanità incontaminata, venne a situarsi negli anni Ottanta in diverso contesto, condividendo segni che nella metafora di arcane decorazioni alludevano ai sistemi tecnologici che dall’elettricità vertevano all’elettronica.

Nell’asserzione di un uomo che non cambia mai, ne sono riprova cronaca e attualità, De Leo ritraeva habitat e contesto nella rapida, vorticosa evoluzione dei nostri tempi.

(…) Il segno, nel tempo, è divenuto più perentorio, disinvolto nel tratto e deciso. Suggerisce più che raccontare e determina quella sensazione di movimento che rappresenta altra costante nel lavoro di De Leo.

Talvolta vorticoso, talora felice come danza, ora composto nel ritmo ispirato da tenui iscrizioni che trapelano quasi reperti e alludono e proiettano nuove evocazioni.

Il concetto di traccia si amplia e si traduce in sentimento della Storia intesa come patria e prodotto dell’umanità, quasi divinità laica figlia dell’uomo, mosaico di atti eroici e fatti poetici, sinergia di vigore e intelligenza, paesaggio universale ove recuperare le proprie radici.

Ogni quadro di De Leo si pone come una pagina di storia. Foglio avulso ma divenuto testo.

Brano di icastica personalità animato dalla dignità del tempo e del destino.

Rigorosa oltre l’apparente semplicità, l’impaginazione del lavoro vive nell’intransigenza e la regola d’ordine genera la linearità di lettura.

Allora la scrittura di un viaggio si può tradurre in diario di bordo. O nello spartito di un cantore delle origini.

Presentazione catalogo “Atti Iconografici”, 2005

 


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