ALESSANDRO DOCCI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Domenico Pugliese
Alessandro Docci trae ispirazione da un mondo interiore, intriso di poesia e di esigenze e di esperienze vissute, filtrate attraverso i ricordi e la memoria (…)
E' chiaro che lo sforzo maggiore nel dipingere, l'artista lo rivolge al modo di dare maggiore vigore e forza ai problemi e contenuti che chiariscono il suo pensiero non semplice, né superficiale, che egli cerca di conciliare i suoi sogni con la realtà che lo circonda (…)
Il modo come A. Docci realizza le sue opere, per dirlo in maniera semplice, è con una pittura figurativa, moderna e personale, e quindi più difficile perchè deve mettere in risalto i sentimenti, i dubbi, le angosce, i ricordi onirici.
A mio parere li risolve benissimo poiché a acquisito con il tempo una tecnica pregevole, una espressività notevole un uso appropriato e misurato del colore.
Presentazione catalogo “Alessandro Docci”, Firenze, 1996

Mattias Seitz
Per tutti i critici d'arte che sostengono che la pittura sia morta, antiquata, non conforme allo spirito, bisogna dire che i quadri di Docci sono, nel colore e nella forma, un getto di poesia pieni di sensuali filtrazioni della realtà (…)
(…) emanano quiete, tranquillità, sono allegorie di un mondo intoccabile (…)
(…) i quadri di Alessandro Docci respirano.
Tratto da “H N A Allgemeine”, 1996

Elio Succi
(…) tutta la produzione, non è certo motivo di angoscia e disperazione, che sono state le ragioni dell'arte proprie di numerosi artisti. Sta effettivamente qui l'originalità di Alessandro Docci (…)
Un linguaggio figurativo che sovente ricorre alla scansione in piani successivi o che si intersecano per dare il senso della lontananza nei paesaggi, per seguire il volume della forma. Piani spesso irregolari, dai colori diversi, possono rappresentare guizzi, marcature che evidenziano i caratteri dei motivi privilegiati, che rappresentano inoltre la volontà forte dell'autore, la sua capacità di conferire la propria impronta a ciò che è altro da se. I colori hanno i loro confini ma non li rispettano sbordano dal disegno, dilagano, ritornano come echi non stanno ai loro posti, ma è questa la libertà creativa che convince, coinvolge, affascina.
Tratto da quotidiano “Praxis”, 1997

Enzo Di Martino
(…) Figure dipinte con un gesto pittorico forte ed espressivo. Questi volti di Alessandro Docci appaiono carichi di intensità emotiva, densi di una drammatica testimonianza di disagio esistenziale.
Tratto da quotidiano “Gazzettino di Venezia”, 1998

Renato Tomasina
Una problematica di “marionette simboliche” che illuminano, nella loro presenza drammatica qualcosa di più che non la disperazione dell’epoca. sembra quasi che Docci, seguendo Kirkegaard, voglia mostrarci la Malattia mortale, quella che consiste nel non voler essere se stessi, nel vivere in ostinata e disperata separazione da Dio, increduli della salvezza. E’ la dialettica pittorica dell’artista commuove tanto profondamente perché non ci apre le prospettive di una morfologia umana, precedentemente ignota, cefaliformi, visioni particolari, immerse in una tavolozza degna di nota per gli imprevedibili sfrangiamenti del colore, ma rappresentazione di sottile poesia. La stessa poesia che l’artista introduce nei paesaggi rarefatti, frutto dell’esperienza primigenia, nei casti nudi femminili nei quali convivono timbro, tono con campiture eleganti succose talvolta grasse. Docci con i suoi tre argomenti fondamentali, tre gradini dell’eterno vagare dell’arte e dell’artista, mai pago del nuovo raggiunto. In Docci esiste veramente quella famosa contemplazione produttiva ( Fiedler), dove possiamo, con lui e attraverso la temperie delle sue opere rinvenire i sorrisi e le lacrime la vita carica del peso della morte, la gioia tramata con l’amarezza, il mistero che diventa favola serena, la contemplazione che sa farsi partecipazione sottile. Allora, nei suoi quadri troveremo perfino certe insospettate affinità, in pittura questa del Docci, ricca di “spessore semantico”. Al peccato, inteso come isolamento dal prossimo, può contrapporsi soltanto la fede, stato di vita sopra razionale e condizione unica dell’esistenza umana e naturale, davanti a Dio e in Dio.
Presentazione catalogo “Alessandro Docci”, Lissone, 2001

Manuela Brevi
I suoi Quadri, gestuali e materici, risultano dominati da colori freddi e intensi, che straripano dai contorni delle figure, rendendole incerte e sfuggenti.
Tratto da “Arte Mondadori”, 2002

Lucia Nava
Le immagini sulle tele alternano aspetti fortemente materici in cui la pennellata densa di colore accentua il groviglio dei sentimenti a trasognate metamorfosi (…) un cromatismo difficile da realizzare il suo, tanto che è stato definito dai critici “un nuovo senso del colore.
(…) il silenzio del bianco, la quiete dei verdi, i pigmenti del rosso, accanto alla purezza dei blu questi sono i cromatismi che il pittore Alessandro Docci usa magistralmente, le tele esprimono intensità emotiva e sono pregne di sensuale drammatica poesia (…).
Tratto da “Il cittadino”, 2002

Vittoria Magno
Piani spaziali che scivolano gli uni sugli altri estraendoli da ogni condizionamento di tempo e di spazio, brandelli di metaforica memoria ad esprimere una realtà sconfinante nel surreale. Il tutto raccontato con una sorta di “alfabeto del colore” che di segno e scrittura.
Tratto da “Il gazzettino di Treviso”, 2004

Marina Meleleo
Piani spaziali scivolano gli uni sugli altri, s’intersecano in una sorta di ‘collage’ ad olio, ne deriva uno sfondo privo di alcuna coordinata spazio-temporale all’interno del quale la raffigurazione vaga in una dimensione impalpabile e in un’atmosfera rarefatta, che sembra sciogliersi, scorrere. Emerge un senso d’inquietudine, determinato dalla tecnica con cui è steso il colore, che sgocciola disegnando lunghi rivoli, che evocano i meandri della mente dove è custodito l’archivio della memoria; il senso di turbamento è accentuato dall’impiego di colori freddi per definire i volti che affiorano e si dissolvono, come i ricordi, i sentimenti o la voce della coscienza che ci guida e ci induce a meditare. Inoltre l’uso del colore conferisce dinamicità alla composizione, l’immagine a volte definita, altre sfocata, viene frammentata.; questo gioco permette molteplici letture dell’opera, in un susseguirsi d’immagini che si svelano agli occhi dell’osservatore attento, catapultandolo in un mondo onirico. Docci punta sulla difficoltà, sull’elaborazione tecnica più che sulla bellezza, nonostante il risultato sia il connubio di entrambe. Fa convivere tonalità calde con tonalità fredde, alternandole, senza stabilire un confine netto nel passaggio da una all’altra.
L’artista cerca di accendere nello spettatore l’impulso emotivo che egli ha raccolto dal reale, astraendolo, rendendolo assoluto. Questa caratteristica si fa più evidente nel linguaggio che Docci ha elaborato recentemente; masse colorate, tinte più calde, forme, segni sono ora i suoi strumenti espressivi, in un gioco armonioso, equilibrato, che conferisce unità formale alla composizione.
La tradizionale ‘mimesis’ si spegne, la pittura è libera, Docci non pone limiti, non proietta la vita interiore negli oggetti reali dipinti. La mancanza di oggetti o temi riconoscibili non significa mancanza di contenuto, poiché sono espressi dal colore, forme, linee, tecnica, che colgono la vera essenza delle cose. Klee dice: “L’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è ”.
Docci conquista una pittura svincolata dalla realtà esteriore, libera da ogni condizionamento di esperienza visiva, poiché ricerca la verità in se stesso, trasmettendola allo spettatore attraverso uno stile vago, etereo, fluttuante, ma allo stesso tempo equilibrato ed incisivo. Non può sfuggire nel lavoro di Docci l’influenza del linguaggio Costruttivista russo, sorto nel secondo decennio del ‘900. I principi di tale movimento d’Avanguardia, conciliandosi con la sua sensibilità artistica, hanno sostenuto e favorito Docci nella continua sperimentazione artistica, che gli ha consentito di conquistare un suo stile personale e facilmente riconoscibile.
Presentazione catalogo “Tracce e simboli delle memoria”, Treviso, 2004

Ivo Gigli
Le opere ci parlano di fantasmi, quelli del sogno, del mondo sfuggente così vitalmente legato alla nostra coscienza e soprattutto al nostro inconscio; i sogni e gli incubi che popolano l’universo della notte, la gran madre generatrice dell’irrazionale. E le icone rappresentate, fissate con vivi colori irrorati da sgocciolamenti di pigmenti e segnati da incisioni come traumi, generano una moltitudine di volti vivi o spenti o appena intuiti e la presenza onirica si fonde continuamente con atmosfere che hanno la labilità delle onde che muoiono sulla riva del mare.
Tratto da “Il corriere di Rimini”,2004

Samanta Picciaiola
I “volti” di Docci si materializzano da fondi acquerellati densi di colori e materia. Sono figure intrise di emotività, tracce di un passato ricordato e reso visibile nelle composizioni originali e insolite L’equilibrio dei valori compositivi, nell’acceso cromatismo di queste tele, si fa gioco sfuggente e il visitatore discerne appena le pennellate precise e nette dei visi stilizzati dal fondo magmatico di atmosfere e paesaggi lontani. Il tempo e trattenuto nella simultaneità dei piani figurativi rappresentati che convivono nella cornice del quadro come in un fermo immagine della mente. Quelli dell’artista non sono semplici ritratti, piuttosto impressioni ricavate da immagini interiori, spesso fissate nelle tonalità fredde e intense del blu ,del grigio, del nero. Il linguaggio pittorico di Docci privilegia soggetti femminili: donne spesso sorprese nella ricerca di se stesse e alle prese con le insolite metamorfosi della loro identità. L’arte pittorica nasce dal desiderio di dar voce a un mondo interiore, della memoria e del sogno.
L’angoscia e la sofferenza divengono i sentimenti dominanti di questa pittura che spinge lo spettatore a recuperare quel tesoro di immagini nascosto nelle visioni oniriche dell’artista.
Tratto da “Corriere della sera”, 2004

Mauro Capitani
(…) Così l'opera di Alessandro Docci, pittore lombardo, vive in luogo senza cronologia e anche se per sovrapposti motivi, tocca immagini di ricomposto equilibrio figurativo e di calibrata composizione progettuale, la sua resta una visione, che si articola all’interno di un mondo onirico. (…)
Ciò che caratterizza soprattutto il mondo di questo pittore, resta la sua esperienza del vissuto, attraverso visioni mnemoniche (v. Mamuthone) , ma anche, questi si esprimono poeticamente, in visioni più intimistiche e, cariche di vissute conoscenza, sospese tra un evidente realismo e un sogno sempre quotidiano (…)
Docci, rivela una specie di culto, per le tracce di quel tempo che gli appartiene, ed in questa dimensione vi è tutto il potere evocativo della sua pittura, che si traduce nelle opere più intense, in accenni di vera poesia una pittura che trova gli accenti più alti in atmosfere luminose, o illuminate solo da una netta compitura, dove, se la forma geometrica è presente, lo è solo per esigenze di ancestrali segni metodici, rimasti nella memoria oltre ogni tempo (…)
Tratto da monografia “Alessandro Docci”, 2005

William Tode
Tutta la sua ricerca si è sviluppata con grande attenzione e sensibilità nel guardare nella sua più profonda interiorità; da questo moto spiritualizzante, la sua poetica trae energia propulsiva per esteriorizzarsi liricamente e per proporsi in un fare pittorico certamente di memoria tardo romantica in cui la psiche e gli ansimi estetizzanti permangono con ostinata presenza calligrafica, senza scadere mai in apporti superficiali narrativi e illustrativi.
Tratto da “Il territorio”, 2007

Sabino Vona
Ai suoi volti carichi spesso di dolente dolcezza e malinconia. Volti ambigui. Volti Fragili di donne.
E di uomini logorati e consunti. L’artista ne coglie i sentimenti più riposti, con colori tenui e delicati, sapientemente modulati.
Un artista inquieto sensibile e raffinato
che sa rappresentare e raffigurare con delicata partecipazione le inquietudini del tempo moderno.
Tratto da “Il territorio”, 2007

 


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