GIOVANNA FRA

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Martina Corgnati

(…) Pur avendo scelto con convinzione, almeno per ora, un linguaggio pittorico di ascendenza ancora scopertamente informale, dove l’unica “condizione” è l’impalpabile, lieve e profondo dispiegarsi del colore, Giovanna Fra non nasconde, anzi mette in evidenza il rigore, il pensiero necessario a dominare la forma più labile, più aperta, ad equilibrare un ocra ad un grigio, un vuoto ad un pieno, ad aggiungere un lieve spessore di carta sulla superficie della tela. (…)

Presentazione catalogo “Giovanna Fra. Dentro e attraverso la pittura”, Pavia, 2000

Francesca Della Monica

Le tele sono spartiti di una musica che non conosce orchestra, che varca la soglia della dodecafonia con la casualità del gesto condotto dal sentimento. E il suono è muto, ma esiste ed è forte, come forte e rumorosa è la voce di chi non può parlare, di chi si scontra con il mistero delle cose indescrivibili. (…)
Giovanna va oltre l’apparenza, la supera, la provoca per condurci a comprenderne l’illusorietà, per aprirci a intuizioni nascoste dietro l’abito del colore; e in tutto questo alludere inconsueto e soggettivo si nasconde la grandezza del messaggio celato. L’esperienza vissuta è ciò che abbiamo dentro noi, da qualche parte, non sappiamo dove, ma la sentiamo, in tutta la sua forza, in tutta la sua mancanza di definizione.
Nelle tele di Giovanna Fra l’inquietudine è il sentimento primario e vitale, tradotto visivamente secondo modalità fedelissime alla sua natura, con un segno che corre, che attraversa, che si ferma, pesante, che fugge nervoso, che si mostra solo per metà. I colori cadono dall’alto della tela, si insinuano dal basso, si mischiano, si concentrano negli angoli, irrompono trasversalmente, sbordando sulla cornice con la delicata veemenza di tutti i sentimenti liberi, pur malinconici. (…)

Presentazione catalogo “Giovanna Fra. Rumore bianco”, Milano, 2003

Silvia Ferrari

(…) Dunque terra e cielo, vita materiale e ricerca mistica, le pennellate a volte scomposte, quasi risentite, nel contrasto che viene a crearsi tra la leggerezza sbavata del blu e la superficie grigia invece ottusa. Intervengono a tratti anche punte di nero che stabilizzano il colore fattosi troppo libero e pronto a precipitare verso il basso o a superare i limiti prestabiliti. Ci sono l’urgenza del dire e al tempo stesso l’inibizione dei pensieri perché non si facciano troppo scoperti e facilmente interpretabili, e si conservi dunque un margine di sospensione entro cui trattenere lo sguardo. C’è anche il bianco della tela, che disorienta nel suo essere afasia, imponderabilità di aggiungere altro rispetto alle impronte che provano a costruirsi percorso verso l’indicibile. (…)

Tratto da «Nuova Meta», n. 17, 2003

Claudio Cerritelli

La qualità principale sta infatti nel trattamento del colore come zona tattile ancorata a punti instabili dello spazio, come ritualità del gesto pittorico che afferma se stesso nell’irreversibile divenire del tempo che sembra ripetersi all’infinito, anche con il rischio di perdere identità.
Giovanna Fra usa impronte direttamente ricavate da carte e tessuti imbevuti di colore, muove ogni elemento sulla superficie cercando di cogliere la durata dell’attimo, l’involontario destino della materia che si disarticola e si dilata, al di là del controllo del processo manuale. (…)
Potremmo dire che l’intensità della ricerca di Giovanna Fra dipende sempre dalla energia interiore della sua esperienza personale, non per questo riducibile ad intimismo psicologico, piuttosto alla presenza irriducibile del vissuto, a quelle sensazioni che sono sempre sul punto di svanire, e non svaniscono mai.
Le inconfondibili tracce di colore che Fra dipinge non sono ferite, non sono ritmi doloranti e neppure segni drammatici ma aperture del cuore alla vita, impronte che scaturiscono da attimi di autentica libertà creativa con cui la pittura testimonia il suo viaggio verso l’altrove. (…)

Presentazione catalogo “Giovanna Fra. Segni in attesa, docili fibre della pittura”, Trapani, 2004

Alberto Veca

Costantemente un partire da un margine della tela: questa l’immediata impressione del fare immagine di Giovanna Fra.
Mi sembra evidente il richiamo ad una dimensione cronologica che la pittura registra e che diventa la stessa logica compositiva dell’assieme. Con l’avvertenza che se un discorso è forzatamente lineare, il linguaggio della plastica ne prevede l’inconscio con una seconda ordinanza spaziale, abile a determinare il piano su cui lavorare.
Come se esistesse un punto di origine, un esordio sia esso un lato o un angolo della tela, da cui prende avvio la fisionomia della singola opera con un andamento frequentemente basato dal pieno, dal condensato al rarefatto, al vuoto infine, il cui peso è altrettanto determinante per distinguere il carattere del dipinto che significativamente registra esiti difformi una volta letto in relazione agli altri. (…)

Presentazione catalogo “Ritratti d’artista”, Milano, 2004

Silvia Ferrari

La pittura di Giovanna Fra ricerca equilibri eventuali tra pigmenti diversi variamente coniugati. Nel calibrare l’incontro tra materia e supporto, vengono a prodursi in superficie tensioni che chiedono soluzione entro lo spazio della tela. Non si tratta solo del gesto che lascia traccia di sé, ma anche del pondus materico che impone di inserire e sottrarre interventi, in un calcolo compositivo che accorda esigenze costruttive e slanci emotivi.
Ecco allora che la componente irrazionale si confronta con il bisogno di strutturare segni in un contesto, e alla provocazione di un gesto segue una reazione oppositiva o più morbidamente arrendevole. Talora l’azione è persino negata, e il bianco della tela si fa sospensione, certo limitando la seduzione cromatica, e tuttavia amplificandone, a tratti, l’eco nel vuoto.

Presentazione catalogo “Contemporaneo italiano”, Bruxelles, 2005

Bruno Bandini

Sono tuttavia persuaso del fatto che la pittura di Giovanna Fra abbia a che fare con una sorta di processo decostruttivo che alimenta il suo manifestarsi.
La cosa stupefacente è che non c’è traccia del raffinato cinismo che la pratica decostruttiva spesso prevede. La cosa stupefacente è la sottile e pervasiva cifra “romantica” che alimenta le sue opere.
Una cifra che si definisce lungo il discrimine impalpabile tra consistenza dell’immagine e intenzionalità che la genera, tra “naturalità” e “naturalezza” dei veicoli - tecnici, progettuali, operativi - che all’immagine conferiscono pienezza e riconoscibilità. (...)

Presentazione catalogo “Osservazione”, Milano, 2005

Claudio Cerritelli

(…) Con carte imbevute di essenze cromatiche l’artista crea forme che non sono solo il risultato di un personale metodo operativo ma diventano preludio di visioni musicali, di contrappunti e disarmonie, di schegge dissonanti che indagano lo spazio e ne rivelano misure inconsuete.
Anche se la mano controlla le consistenze del colore, l’immagine genera continui mutamenti che fissano i rapporti transitori tra i pesi della materia e gli slittamenti del vuoto, tra la precisione delle geometrie e l’impalpabile leggerezza delle forme: l’inesprimibile prende corpo nella tangibile presenza cromatica.
Il nero-luce svanisce nei vapori del rosso, uno stuolo di macchie s’infiltra nel silenzio della superficie, il riverbero mentale del bianco dilaga oltre il perimetro della tela, gli aloni del segno danno la sensazione di una dilatazione infinita.
Del resto, la stesura dei pigmenti si modifica in corso d’opera, tracce inconfondibili lasciano filtrare zone vuote generate dal pieno, ogni minimo respiro del colore invita l’occhio ad esplorare punti di forte concentrazione oppure a vagare sul limite dell’immagine che sfuma, perde consistenza, diventa aerea, si sposta verso la parte meno visibile, fino ad annullarsi. (…)

Presentazione catalogo “Giovanna Fra. Docili fibre della pittura”, Milano, 2006

 


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