GRAZIA GABBINI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Adriano Altamira

(…) Grazia Gabbini lavora al contrario con materiali cartacei opachi e sagomati, che si ritagliano direttamente le loro coordinate aeree nello spazio, e sono capaci di accensioni cromatiche intensissime.

(…) Beltrami e Gabbini stanno lavorando sui segni e sui supporti della pittura, quali ci sono stati consegnati da una tradizione ormai ottuagenaria di arte astratta, inserendo gli uni e gli altri in una nuova prospettiva, più attuale, del fare artistico, non ci allontaneremmo troppo dal vero. In questo senso il loro non è un discorso (volutamente) rivoluzionario, perché si inserisce nel solco di una tradizione - benché sia, ovviamente, una tradizione del nuovo. Ma è un discorso nuovo e fresco (…).

Non è facile prevedere, ad esempio, se il discorso di Grazia Gabbini si placherà in una forma sofisticata di pittura/ambiente, se giungerà agli esiti di una scultura colorata nello spazio, o se rifluirà verso una forma più meditativa di ricerca cromatica pura. (…)

Presentazione catalogo“Anna Clara Beltrami - Laura Bertonazzi - Grazia Gabbini”, 1994 

Claudio Cerritelli

Grazia Gabbini dipinge fragili superfici di carta che assumono sulla parete la parvenza di forme materiche quasi elevate dal peso di una condizione terrestre. C’è un lento scavo nella memoria privata e un approfondimento del valore archeologico del colore, tanto denso e materico nell’effetto quanto scarno e leggero nella consistenza irregolare della carta.

Presentazione catalogo “Beltrami, Manazza, Gabbini, Casiraghi”, 1996

Genny Di Bert

(…) L’obiettivo comune è la tensione, intercalata da continue messe in dubbio (studi tecnici e avvicinamenti o allontanamenti da teorizzazioni artistiche già espresse), verso l’ideale della perfezione. Un’idea estetica che pone in parallelo schemi scarni ed essenziali, che hanno radici in forme classiche e neoclassiche e minimaliste, con irrequietezze anche sensoriali.

L’idea del bello, anche orrido direbbero i romantici, che si restringe all’idea soltanto, suggerendo alle opere componenti sociologiche, matrice di ogni lavoro contemporaneo. Una muta protesta, coscienti che non esistono regole sicure per produrre un lavoro perfetto. Ciò fa approfondire lo studio dell’imperfetto.

E forse è anche questa una delle tante espressioni attuali dell’avvicinamento tra Occidente e Oriente.

(…) le carte, segnate da memorie, di Grazia Gabbini, in cui la fragile consistenza della materia è supportata da analisi archeologiche. (…)

Presentazione catalogo “Non si fa niente per l’arte… 8 artisti”, 1998

Luciano Caramel

(…) Tra questi artisti “di complemento” dell’arte tessile, anche Grazia Gabbini, a cui si devono delicati, lirici collages, come li chiama l’artista, di carte colorate diverse, amalgamate e fili di ferro che si liberano verso l’esterno, anche ora, su scala ambientale, come nel Velario esposto a Como; (…)

Presentazione catalogo “Fili spezzati”, Miniartextil Como, 2004

Sara Fontana

(…) Astratto, ma anche molto vicino alla natura, è il lavoro di Grazia Gabbini, la quale precisa che nei suoi collages di carta e pigmenti - frutto di un laborioso processo di sovrapposizioni e macerazioni - il colore e la materia nascono insieme e il rapporto con la pittura è sempre molto stretto. (…)

Presentazione catalogo “Premio Biennale d’arte Donato Frisia” IV edizione, 2004

Claudio Rizzi

(…) Scompone, ricompone e distende le proprie stesure Grazia Gabbini, talora compatte e talvolta effuse in filamenti di prospettiva, tessuto fragile e fondamentale per altro futuro. (…)

Presentazione catalogo “Metafore di paesaggio”, Maccagno e Città di Gazoldo degli Ippoliti, 2005

Raffaele de Grada

(…) Grazia Gabbini manifesta il suo disincanto avvolgendo di fili una scatola vuota. (…)

Presentazione catalogo “Metafore di paesaggio”, Maccagno e Città di Gazoldo degli Ippoliti, 2005

Maurizio Scudiero

(…) Il lavoro di Grazia Gabbini, a mio avviso, non si limita però alla sola “visione”, ma implica anche una componente tattile, ovvero la quasi necessità di esplorare matericamente questi lavori laddove la superficie cartacea s’interrompe per lasciare posto alla disordinata orditura del filo di ferro che assume in questa collocazione, anche simbolicamente, la funzione di ossatura portante. In altri termini se la superficie è l’apparenza, lo scheletro che la sorregge ne è la “sostanza”. (…)
Nel lavoro della Gabbini si assiste spesso ad una azione di “svelamento”, a volte impietosa, proprio nelle aree di “margine”, dove la superficie si interrompe lasciando scoperta l’orditura sottostante (i ricordi precedenti). E, in queste lacerazioni è possibile entrare, sia visivamente che tattilmente, alla scoperta di un passato ritenuto scomparso. (…)

Presentazione catalogo “Grazia Gabbini. Lavorare al margine”, Trento, 2005

Giulia Airoldi

(…) Il sogno di Grazia Gabbini è leggero, impalpabile come la materia delle sue creazioni, capaci di ricreare il tocco delicato di una fata che accende di colore i fiori del mattino. È il sogno di una donna che porta nel grembo e nelle mani la magia dell’infanzia di una principessa-bambina che vede e tocca per la prima volta - e ogni volta come la prima – colori e forme, odori e sentimenti tanto fragili quanto intensi. Il mondo di Grazia è un nido che racchiude sensazioni preziose come gemme colorate, tesoro inestimabile per chi sa perdere aderenza e volteggiare nell’aria, nei sogni ad occhi chiusi come in quelli ad occhi aperti. Al centro è il colore maturo, pieno d’estate, in margine i pensieri sottili dell’osservatrice rapita. (…)

Presentazione “Dreams in Italian Painting”, Busto Arsizio, 2005

Claudio Rizzi

Strati di tempo sottratti al passato, elevati a presente nel valore di traccia.
Grazia Gabbini intesse memoria e suggestione, metafore antiche e intuizioni vibranti.
La carta compressa, macerata in contenuti lontani e celati, si ravviva in anima palese e palpita, di voce e di spirito, con grande vigore.
La superficie contratta nelle rughe di forza dichiara un’esistenza profonda. Allude, richiama, accentra senza racconto. Non esiste narrazione. Non esiste una affermazione assoluta. Quasi corteccia corrosa e sospinta dal vento, la tessitura di Gabbini si pone come reperto di natura, spontaneo affioramento di ricordi, percezioni e sensi. (...)
Lo spettatore scruta e intuisce parte del sottinteso, si accomuna complice all’anima di metallo che si insinua nella carta materia scultura fuggendone poi per propagarsi oltre e proiettarsi al medesimo infinito che, consci o inconsci, appartiene a tutti. Fili di un reticolato aperto, tracciato inesistente o simbolo superstite di legami e strutture convenzionali, disarcionate dal tempo, erose dalla stessa consuetudine che le generò e infine approdate alla libertà per saggezza del destino. (...)
Grazia Gabbini anima una natura silente, recupera voci lontane e riabilita il flebile in perentorio. Restituisce al passato la dignità di vivo presente. L’inerte si trasfonde in pulsazione suggestiva, accende memoria e immagini sino a sollecitare la presenza dello spettatore.

Presentazione catalogo “Grazia Gabbini. Possibili luoghi”, Milano, 2006

 


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