Antologia critica
Antonella Berruti
(…) Le tele di Marra contengono la robusta corposità della vita, sembrano respirare e nutrirsi, sono materia viva, che soffre, ma sa dimenticare e trasformarsi.
“Dune d’Oriente”, Galleria Arte Studio, Milano, 1993
Luigi Bianco
(…) Vedere il mondo attraverso la pancia (anche se l’artista non lo dice: né con dichiarazioni, è con rimandi figurativi) è impresa ardua, soprattutto per l’informalità e per i materiali scelti. Non importa cercare se Marra abbia negli occhi le “ferite” di Burri e le denunce degli espressionisti tedeschi (a lui cari).
Il punto è fermo e sicuro nella sintesi finale: l’uomo è qui è questa pancia silenziosa (e carica di potenzialità esplosive), ti piaccia o non ti piaccia, che tu abbia voglia di capire o no. (…)
Image Art Life, Modena, 1993
Teodolinda Coltellaro
All’origine del proprio percorso evolutivo, Marra affida la crescita e l’urgenza emotiva delle proprie pulsioni creative al disegno. La vitalità, la forza espressiva del segno grafico, la violenta fisicità, danno immediata concretezza visiva alle sue figurazioni. Il suo tracciare, il suo segnare le superfici scavandole quasi, “ferendole” con l’energia, l’irruenza del segno, si nutre dell’intrinseca corporeità del gesto, la cui azione pregna di un’originaria carica compulsiva, sprigiona immagini dalle inaspettate qualità plastiche, dalla consistenza quasi materica; immagini di denuncia sociale in cui una tonalità etica di fondo intenziona l’agire creativo, raccontando attraverso la corporeità visiva del disegno, la dolente, lacerante consapevolezza del destino dell’uomo. (…)
Mater Materia, 1994
Vincenzo Vilella
(…) Sullo sfondo c’è una filosofia della vita che ha avuto la sua eco nelle più alte espressioni artistico-letterarie e di pensiero del nostro tempo. In quanto metafore ossessive della spersonalizzazione esistenziale, le maschere di Marra, sianude che dissimulate, ma sempre vanificate, astratte e al di fuori della corrente del vivere, rappresentano le coscienze bloccate, impedite, interdette, pietrificate. Prive di identità, sullo sfondo anonimo di una realtà vuota e inerte, sembrano una sorta di spoglia posticcia che l’uomo non può più indossare. (…)
Il Corriere Calabrese, Lamezia Terme, 25.11.1997
Teresio Zaninetti
(…) tutto gioca la propria dimensione di alienata ed alienante realtà, tutto si conforma all’ordine precostruito e ad un volere che nega già a priori ogni possibilità di estrinsecazione autonoma.
Imagest, Modena, 1998
Sergio Dangelo
(…) Lontane miglia dal languido abbandono le superfici di Marra ci attanagliano, avvinghiano ed avvincono e costringono a una veglia forzata felicissima. Marra dichiara: “la città attanaglia e l’importante è uscirne senza il blu”. Questo blu che, monocromo, ci affascina, è molto spesso usato per il sonno. Sulle remote spiagge nominate è conforto a tremori evanescenti.In Marra i grigi, all’infinito, che modulano nella notte le presenze: musicalmente un pezzo lega all’altro, per lui l’opera è gemella al suo progetto, i suoi colori che, asciugando, cambiano, hanno il brusio delle alte erbe-uragano, (…)
Mostra personale Galleria Palmieri, Busto Arsizio, 2001
Luigi Marsiglia
(…) l’allegoria più evidente è quella del viaggio da Occidente a Oriente, dalla materia all’essenza della spiritualità, quasi fosse ricerca del Graal o del Nirvana (non in senso freudiano) assunto come sete di luce e di conoscenza, al di là delle comuni frontiere o dei confini quotidiani che separano e dividono il mondo. Le cicatrici, le sinuosità e i rigonfiamenti di stomaci/cuori/otri sullo sfondo lineare della superficie-quadro rimarcano le esperienze del vissuto, di corpo e anima sommersi nel fiume del tempo. (…)
Mostra personale Galleria Palmieri, Busto Arsizio, 2001
Romano Franco Tagliati
(…) le sensazioni di una natura in cui sopravvive la ricchezza delle tradizioni artigianali della sua terra, la nobiltà delle forme e il colore di cose antiche sulle quali ha lavorato il tempo. (…)
Mostra personale, Galleria Concetti d’Arte, Osnago (Lecco), 2001/2002
Bruno Rosada
(…) meccanismi squisitamente pittorici, come la gestione della materia, l’organizzazione delle masse cromatiche, il rilievo di un certo linearismo forte spesso segnato da rilievi della materia (…)
“La produzione complessa e articolata di Marra”, Arte In, 2002
Luciano Caprile
(…) In tali prove possiamo riscontrare anche gli echi di certe figure arcaiche che con la loro incisiva essenzialità hanno caratterizzato non solo l’area mediterranea ma l’iconografia delle popolazioni primitive di ogni parte del mondo. (…)
Eroi senza anima, Arte In, agosto 2003
Cristina Portioli Staudacher
(…) Max Marra percepisce e coglie le tracce del tempo e della civiltà. L’attenta scelta dei materiali, nonché l’uso appropriato del colore conducono il suo fare artistico ad eleganti e raffinate opere di forte impatto, realmente in grado di toccare il fruitore attraverso i canali del sensibile. Stucchi ed ossidi, stoppa, metallo, inchiostri, plastica fusa ed altri materiali “poveri”, utilizzati con sapiente maestria, si tramutano in libere forme ed acuti paesaggi, qui ritrovati nello specifico del rapporto uomo-città. (…)Presentazione catalogo “Max Marra. Periferie”, Trento, 2004
Teodolinda Coltellaro
(…) Marra, nella consistenza materica del modellato, definisce personaggi, maschere tormentate, emanazione tragicamente caricaturale di un tempo storico, volti in cui si condensa la forza eventica dell’esistere, uomini coinvolti in un disperato viluppo di umanità e natura (d’altronde, solo gli impulsi della ribellione possono accordarsi con le forze della natura e scatenarle). Volti, quelli realizzati dall’artista, deformati nell’esplosione dell’urlo; scavati nella creta, incisi dai tratti nervosi e decisi della sua mano che ne plasma e ne contiene le forme, modulandone le rientranze e le sporgenze; facce sconvolte dalla rabbia, dalla ribellione, dal sofferto gridare la propria rivalsa, denunciano, nel dramma delle loro bocche feroci, lo scontro, la lotta, la morte, raccontano, nella loro concreta e devastante evidenza, le vicissitudini, in ogni tempo, dell’essere umano, le sue eterne lotte contro il male, contro le sopraffazioni e le ingiustizie.
Presentazione catalogo “Un muro di storia”, Lamezia Terme, 2005
Romano Franco Tagliati
(…) Max Marra, che oltre a essere un grande artista, è anche un insegnante sensibile, che da molti anni ha un contatto quotidiano con i giovani, di fronte all’indifferenza e alla recrudescenza di certi avvenimenti, s’interroga e, con i suoi ragazzi, sente la necessità di instaurare un colloquio. (…)
E se l’atomica, e il suo potenziale distruttivo, ci hanno fornito la misura della nostra precarietà e della conseguente necessità di un’interminabile allerta, la pagina che ormai va sotto il nome di Shoah, con i suoi drammi, le sue efferatezze, i suoi campi di sterminio, come unica strada verso la salvezza, ci indica ora quella del sapere. (…)Presentazione catalogo “Ghetto e Esodo”, Milano, 2006
Teodolinda Coltellaro
(…) Anche Marra è fondamentalmente un viandante, è un artista consapevole della propria condizione di solitudine, tragica e sublime insieme, che tenta orgogliosamente di riscattare col proprio fare creativo, con l’opera; nell’opera riacquista coscienza della finitezza del proprio esistere impegnandosi in un confronto diretto, serrato, stringente con gli altri, con il mondo, con Dio.
(…) la materia è protagonista del processo creativo. L’artista ne indaga il ritmo strutturale, l’intera forza coesiva, si mette all’ascolto del suo prezioso pulsare, cogliendone la vita inferiore che l’attraversa. La sua è una materia inquieta, tormentata che assomma in se l’angoscia, la tragicità del vivere, le ansie, le sofferte decisioni della vita morale. (…)
Nella disposizione di materiali diversi e nella interazione tra essi, nel rispondere ad una struttura generativa ricca di connessioni e rimandi, si realizza un’incredibile armonia, un equilibrio formale che genera bellezza, che genera tensione spinta verso l’assoluto di una classicità senza tempo. (…)Presentazione catalogo “Max Marra. Lode a San Francesco da Paola”, Milano, 2007
Claudio Rizzi
(...) Corde intrecciate, cucite come le reti dei pescatori, scure come il saio di un frate, consunte come la vita di un santo e vive come la quotidianità del mare. Ancora oggi Marra cerca il mare che è nelle vene e quando è là, a Paola, lo percorre, lo respira, lo chiama perché gli manca. È l’infanzia, la radice. La verità oltre la cronaca del sociale, oltre lo scorrere del tempo che porta frutti ma consuma. (…)
È interiorità e palpita ancora. È sotteso nel lavoro, nelle equazioni di materie e campiture, nel segno fendente come ombra di mezzogiorno, nel silenzio estatico del paesaggio e dell’orizzonte. (...)Presentazione catalogo “Max Marra. Lode a San Francesco da Paola”, Milano, 2007
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