Antologia critica
Enrico Crispolti
(…) Marrocco lavora volentieri a scala umana oggi, come del resto anche negli anni passati. Cioè su grandi tele con le quali si confronta dimensionalmente secondo una sorta di parametro antropometrico. Entra dunque in certo modo nello spazio della tela, lo vive cioè non mentalmente, ma direttamente attraverso un gesto commisurato alla dimensione di fisicità del proprio comportamento esistenziale. Ma, se ciò avveniva nella configurazione espressionista del ricordo evocato di una circostanza emotiva e passionale vissuta, traslato appunto nella figurazione, accade ora invece che l’immagine sorga subitanea quasi come un’apparizione entro il contesto di una complessità unitaria (giacché attorno a quella sostanzialmente configurata) di segni pittorici che il gesto determina in una rapida ma densa stesura. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Parigi, 1989Marina De Stasio
Il lavoro recente di Franco Marrocco è un’indagine sul colore, prima solare – rosso, viola o aranciato – , affermazione di vitalità e sonorità, poi notturno, dominato dalla monocromia, dal grigio chiaro al nero: dopo aver esplorato tutta la ricchezza e la possibilità della pittura, si tende ad una sintesi. La contrapposizione fra queste due fasi è solo apparente: i neri e i grigi sono coloratissimi, carichi della memoria del colore, mentre i rossi e i gialli, calibrati con rapporti rigorosi, quasi matematici, sono sobri. È un colore che può essere opaco, coprente, così da creare una superficie piana che riflette la luce; oppure trasparente, steso a velature che creano uno spazio profondo; un colore che può essere segno, struttura del quadro, addirittura scrittura, o diventare materia densa, brulicante magma pittorico.
(…) il colore è sempre squillante, i contrasti sono netti, crudi; le forme, che sono in un certo senso figlie del colore, nascono come risultato dell’immersione nel mondo del colore. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Perugia, 1991Claudio Cerritelli
(…) Comunque sia, le ragioni che Marrocco affronta in questi dipinti fanno del giardino-paesaggio un prezioso luogo di esperimenti pittorici in cui emergono i più sottili rapporti, i più segreti accordi cromatici. (…)
Quando gli elementi di questo ricco e complesso repertorio pretendono di recitare tutti nello stesso momento sullo scenario della pittura, essi si addensano per comunicare la loro invenzione. Dove gli equilibri riescono invece a raggiungere la necessaria sintesi, ebbene in questi casi la pittura ha un volto che si illumina in ogni momento della sua tensione, del suo estendersi al di là del campo circoscritto. Il giardino diventa allora musica, poesia, visione non calcolabile: si pone al di fuori delle definizioni. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Strasburgo, 1994Gérard-Georges Lemaire
(…) A poco a poco ci si rende conto che l’impresa artistica condotta da Franco Marrocco riposa sulla combinazione di oggetti immaginari che sono messi in correlazione con geografie cromatiche di cui, così come le armonie, anche le rotture sono dettate da regole similari. È l’organizzazione di una finzione intrigante il cui funzionamento è più rigoroso di quello che le apparenze potrebbero lasciar credere. Questi oggetti senza nome e quindi privi di referenti nel mondo reale, sono degli oggetti mutati da una poetica che il pittore ha formulato da estrapolazioni e sublimazioni e da una lunga e penetrante peregrinazione interiore. Queste forme componenti il macchinario complesso dei suoi poemi ottici sono proiettate in uno spazio decantato, astratto, o quasi. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Strasburgo, 1994Giovanni Maria Accame
(…) Un ulteriore dato che distingue le tele dell’ultimo anno è l’intensità della concentrazione. Raccolta nelle stesure, più spesso immerse in atmosfere notturne, troviamo una volontà di scavo che ci conduce nel fluire dell’esperienza, nella sua durata, nelle continue mutazioni prodotte dallo scorrere e dall’integrarsi degli elementi concettuali e sensibili. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Bruxelles, 1998Luciano Caramel
(…) Il moderarsi del calore emotivo, oggi in primo piano in Marrocco, non limita tuttavia l’estraneità a posizioni autoreferenziali. La sua pittura resta significante, espressiva, seppur in una chiave più cifrata, conseguenza di un’interiorizzazione che non esclude allusioni al paesaggio esterno, giacché l’oggetto-natura si fonde con la coscienza del soggetto-pittore. I “paesaggi svelati” proposti in questa mostra sono quindi paesaggi dello spirito, gli unici veramente da “svelare”, perché non accostabili solo con le facoltà percettive, in quanto, per definizione, non oggettivi. (…)
(1999) Tratto da catalogo mostra “Franco Marrocco”, Caserta, 2000Elena Di Raddo
(…) Lavorando per velature trasparenti, nella pittura recente, Marrocco si avvicina più al fieri che all’espressione di un contenuto preciso: tracce e segni affiorano e si confondono nella liquidità del colore, nella progressiva perdita di ogni senso spaziale. (…)
In questo processo un ruolo determinante è giocato dalla luce o, meglio, dalla luminosità stessa del colore che, nello spazio delimitato dalla tela, concorre a creare zone inferiori e superiori. Queste “zone” neutre potrebbero essere definite luoghi linfatici di passaggio tra la realtà esterna alla tela e il suo centro, ambito entro cui il fantasma delle forme, più riconoscibili nelle parti chiare, si confondono e fondono con la superficie più scura. (…)
(1999) Tratto da catalogo mostra “Franco Marrocco”, Caserta, 2000Massimo Bignardi
È in questa direzione che guarda la pittura di Franco Marrocco, attenta da tempo a declinare nuovi esiti dell’astrazione lirica: un lirismo che non è evocazione affidata all’emozione, a quel suo essere la chiave che ci fa sprofondare nel mondo del magico, bensì rifiuto del retinico, delle accomodanti e mondane pretese di “modellazione della realtà” (Maldonado), scelte sollecitate, come di recente un po’ ovunque anche oltreoceano, da un “velleitario” ritorno alla figura. (…)
L’indirizzo è verso una nuova fase di modellazione della realtà visiva, che non è solo quella percettiva, con il desiderio di lasciarsi andare, “naufragare” nella pittura, quanto di sentirsi all’interno di essa, “modellare” il corpo immaginativo.
Presentazione catalogo “Franco Marrocco”, Caserta, 2000Luciano Caramel
(…) Marrocco è infatti esemplare per il suo coniugare, intimamente, indissolubilmente, l’accanimento sulla pittura, sui suoi strumenti, i suoi materiali, le sue tecniche, la sua peculiarità con una volontà di espressione altrettanto impellente. Ma il cosa dire non è in lui sovrapposto al come dirlo, è invece tutt’uno con esso. Anzi, non di rado, discende dal fare, o almeno in questo si precisa, nei lunghi tempi consentiti dalla lenta elaborazione all’artista abituale.
Marrocco partecipa quindi dell’intenzionalità riflessiva dell’arte contemporanea, con accenti anche fortemente mentali, ma continua a scommettere sulla funzionalità comunicativa di una lingua fondata non sulla flagranza del rapporto con l’esistente, ma - per citare Cesare Brandi, indipendente dalla conoscenza o meno da parte dell’artista del pensiero e delle definizioni del grande studioso senese - sull’“astanza”, “la particolare presenza che la coscienza prova di fronte alla realtà pura dell’arte”.
Di qui la profondità e non occasionalità del rapporto medesimo di Marrocco con i significati, nella pittura, sempre, fuori di qualsiasi compromissione col contingente, e quindi anche con la reazione emotiva del momento. Al di qua solo di una rappresentazione narrativa, ma anche di una espressività tesa e partecipe. Marrocco, sempre per ricorrere alle argomentazioni di Brandi, non confonde il manifestarsi alla coscienza della realtà propria dell’arte con quella dell’esistenza. (…)
Presentazione catalogo mostra “Franco Marrocco”, Cassino, 2005
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