MARIA MOLTENI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Claudio Rizzi

(…) Si percepisce nitidamente la gestazione mentale dell’opera, per nulla casuale o affidata alla reiterazione della facilità, ma si legge con chiarezza l’autonomia di linguaggio.
È questa indipendenza da vincolo a trasmettere un’anima nella scultura, guidando i contenuti a un valore plurale e distaccandoli da ogni ipotesi di lettura in chiave personale e autoreferente.
Certamente l’analisi che Maria Molteni rivolge al mondo investe anche se stessa, così come, di certo, la componente dell’autoritratto è frequente se non costante nel lavoro di un autore. Se non altro per la particolarità poetica, espressione soggettiva assolutamente privata. Ma la capacità di dialogo con l’opera trasfonde a livello generale, ampliando e modificando i contenuti, quanto in origine poteva derivare da ambito singolo.
Così riconosciamo un ritratto sociale, una condizione plurale e collettiva, uno spaccato dei tempi. E la scultura diviene testimonianza di ampio tessuto, leggibile ben oltre la dimensione di semplice citazione.
Allora si concretizza la partecipazione dell’osservatore che nell’accensione di emotività può recepire la voce della scultura. Che non è più immersa nel silenzio, come appariva a prima impressione, ed anzi ne distacca in musicalità forte. (…)

Presentazione catalogo “Maria Molteni. L’anima e la forma”, Milano, 2004

Elena Casati

(…) Opere che si discostano dal figurativo e nascono da profonda introspezione dell’animo umano.
Visi spezzati dalle illusioni della vita. Spaccature prodotte dal dolore. In continuo tentativo straziante di corpi imprigionati che disperatamente rincorrono la libertà dalla “materia”. Un’incessante emotività che vibra e conferisce tensione all’astrattismo.
È proprio qui che la materia assume una diversa connotazione: viene a rappresentare tutto ciò che impedisce all’uomo di mostrarsi a se stesso e all’altro. Da questo dolore nasce però anche una speranza, una timida speranza, la speranza del miracolo, la speranza dell’“incontro”.

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Milano, 2005

Claudio Rizzi

Nel lavoro di Maria Molteni decade il luogo comune che riscontra la dimensione del tempo attraverso la quantità. Qui si tratta di intensità. Che attrae, chiama, e imbriglia l’attenzione. Si rivela negli esiti conseguiti in brevi anni ma profondi.
È intensità emotiva, interiore, certo non avulsa da doti di razionalità ma il rapporto è di sinergia e non di dipendenza. (…)

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Milano, 2005

Lorenzo Bonini

(...) L’immaterialità delimita e segna, traccia un confine netto fra sé e il visibile, in un gioco di vuoti e di pieni, d’ambiguità, certezze d’essere o non essere, amare apertamente o segretamente senza mostrarlo, un inconscio desiderio che continuamente si sottrae, come ben raffigurato anche dai titoli assegnati alle opere: “L’impossibile” “L’inevitabile” “Malinconia” “Frammenti” “Frammenti paralleli”. Nelle opere, invece, con basamento si discernono rimandi ad un concetto rituale e sublime attraverso le ardenti calde tonalità dei bronzi “Verso ciò che resta”.

In Maria Molteni l’organizzazione dello spazio conduce ad un’evoluzione plastica, che è di solito globulare e flessuosa, quasi a svelare stati d’animo intimisti, ma soprattutto rivelatori di spinte verso l’essenza e la spiritualità della materia, corale e armonica come concentrato di voci. Le opere assumono spontaneità e tenuità ludiche, vivide e dense d’empatie creative al punto da conferire quel quoziente inafferrabile, che le rende aperte ad una dialettica d’evasione fantastica, libera da vincoli di mercato. Lei opera con umiltà, conscia che saranno poi le sue opere a trasmettere ciascun elemento di travaglio e di creatività che le ha generate. (...)

Tratto da catalogo mostra, "Maria Molteni", Milano, marzo 2006

Clizia Orlando

Le opere della scultrice milanese Maria Molteni, ospitate nella pieve romanica di San Lorenzo, sono la sintesi del viaggio artistico-spirituale maturato negli anni dall’artista: situazione plastica che entra in diretto rapporto con la natura contemplativa del luogo.
Accolte nello storico sito le opere attraggono per la loro spontanea capacità di rivelare contenuti, che, affiorando tra i lembi della forma, comunicano intense relazioni legate alla sfera più intima, stati d’animo costruiti su impulsi emotivi. L’essenzialità del dettato, propria di queste sculture, rimanda a valori primari, ad una sacralità intesa come continuum antropologico, che travalica i confini delle culture per divenire simulacro dell’“essere”. Da questo intento prende corpo la dinamicità dell’opera, la materia lievita progressivamente e le pieghe aggettanti rivelano tracce di questo cammino. (…)

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Tigliole D’Asti, 2006

Paolo Levi

(…) Sotto lo stimolo di una coscienza critica e nella consapevolezza della propria forza creativa, Molteni elabora i suoi bronzi astratti, che sanno trasmettere all’osservatore una poliedricità di significati, ben al di là del loro messaggio estetico. Sono lavori di non grandi dimensioni, che vogliono evitare, a livello compositivo, qualunque richiamo alla monumentalità: opere quindi eminentemente antitotemiche, soprattutto narrazioni eleganti, connotate da vibrazioni plastiche che riflettono un rapporto caldo fra il pensiero creativo e la materia. (...)
(…) va dato atto all’autrice di aver saputo tradurre in forma concreta e immanente il senso di un mistero inafferrabile. (…)
Le sue costruzioni plastiche risuonano di allusività, di certezza appena espresse, di negazioni orgogliosamente solitarie che si propongono in confronto dialettico con la forma. (…)

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Tigliole D’Asti, 2006

Rossana Bossaglia

(…) Il ritmo base è rappresentato dallo scivolare sinuoso di linee che si appoggiano a uno sfondo scorrevole; la sostanza metallica si snoda vuoi facendosi base di adattamenti serpentini, vuoi impastandosi delicatamente in strutture che paiono calici di fiori. Cioè: da un lato l’artista sembra volerci comunicare continuità dell’immagine fantastica oltre i limiti della configurazione geometrica; dall’altro, l’avvitarsi di ogni forma lineare in simbologie ritmiche. (…)
Potremmo concludere sottolineando quanto queste opere insieme sensuali e intellettuali rappresentino una sintesi fra emozioni e riflessioni: l’arte come incontro tra sentimento e ragione, incontro affidato a un’eccezionale manualità.

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Gazoldo degli Ippoliti, 2006

Raffaele De Grada

(…) Questi suoi labirinti, queste spirali, questi oggetti circolari o ondulati ai quali la Molteni attribuisce titoli che richiamano uno stato d’animo o perfino un momento di emozione intensa, sono espressioni molto personali per corrispondere a sentimenti primari.
Esistono dunque due aspetti della scultura della Molteni, che si riconducono a una vocazione anticlassica dell’arte, che è un aspetto generale della nostra epoca: da un lato la scultura a incastro (non dimentichiamo gli incastri di Boccioni) e dall’altro questo abbandono al flusso dei sentimenti che guidano la sua mano nelle opere astratte.
È una condizione esistenziale, testimonianza e peculiarità dell’oggi, vivendo, come noi viviamo, in periodo post-classico.

Presentazione catalogo “Maria Molteni. Sculture”, Gazoldo degli Ippoliti, 2006

Giovanna Barbero

Nella plasticità delle “Trasformazioni” Maria Molteni rimette l’energia del suo pensiero in continua evoluzione, che trova nelle sculture il luogo in cui manifestarsi e rendere razionalmente tangibile la sua essenza, ancor più e maggiormente nelle figure tendenzialmente aniconiche dei lavori attuali, dove l’artista ha raggiunto l’essenzialità, formale e volumetrica, e dove la personale pulsione verso la trascendenza è in grado di configurare entità imperiture contro la caducità terrena.

Presentazione catalogo “Maria Molteni. La tangibilità del Logos”, Torino, 2007

 


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