Antologia critica
Tullio Cattalani
Dal punto di vista degli stilemi, è necessario sottolineare come Negri abbia arricchito la sua tavolozza, proprio per realizzare pentagrammi cromatici, in una sinfonia di tonalità che, dai toni bassi ma violenti, salgono a vibrazioni squillanti di azzurri, rosa, gialli, ocre e rossi. È una tavolozza che, se non ben utilizzata, può portare l’artista a facili definizioni coloristiche; ma Negri sa usare le variazioni della sua tastiera cromatica con grande abilità, che non è dettata da ripensamenti, ma da una forza emotiva, da una chiarezza d’immagini e da una sensibilità di rapporti grafico-cromatici che nascono d’impeto spontanei.
Tratto da catalogo “Sandro Negri - Opere 1970-2000”, 2000
Raffaele De Grada
(...) Sandro Negri è pittore che si accosta alla ribalta ma rischia di essere ingiustamente considerato dalla pseudocultura odierna. Negri infatti si trova nella difficile situazione dell’artista che non ha seguito il realismo sociale che in queste terre (siamo vicini a Suzzara, la patria del Premio omonimo) ha trovato la massima espansione in rapporto a tutta Italia, né tanto meno si è piegato alle mode del decadentismo borghese che si sono abbandonate all’astratto informale.
(...) Il problema essenziale che si è posto davanti a Negri è stato quello di trovare una forma alla propria ispirazione sulla natura, sul vero.
(...) Sandro Negri ha reagito alla dittatura del cosiddetto “moderno”. Si ispira ancora al “motivo”, sia di paesaggio, sia di storia umana; è un pittore che nell’opera riunisce la versatilità degli occhi.
Come diceva Gasquet di Cézanne “congiunge le mani erranti della natura”.
Tratto da volume monografico “Sandro Negri”, 2004
Claudio Rizzi
È la maturità che scandisce e sintetizza accenti perentori. Un tempo l’emotività spronata dal dato oggettivo indulgeva al dettaglio narrativo, favoriva dissertazioni di riferimento: oggi una maggiore icasticità frena il comprimario e libera la sensazione. È fremito come vento improvviso, come bagliore di luce saettante. Turbinio di colore in punta di fioretto, quasi ghermire tela e materia, note acute a provocare lo spartito. Il linguaggio non è maturato: solo maggiore velocità di ricognizione e rapporto dialettico. (…)
Ora il gesto, il colore, forse anche il telaio e il cavalletto, assecondando il sentimento divengono strumenti spontanei, quasi automatismo fantastico, della dinamica emotiva.
Tratto da volume monografico “Sandro Negri”, 2004
Paola Artoni
La brezza primaverile si insinua guizzante tra i campi in fiore risvegliando nuove suggestioni, nuovi profumi che Sandro Negri coglie all’istante con gesti sicuri, modulando la sua vibrante tavolozza. (…)
In questa esaltazione dei cieli la terra non è comunque mai dimenticata, semmai il cielo è definito per confronto. Questo nuovo ciclo di Negri è sapiente di colore, è distillato di fiori, è panna di cielo, è fruscio di rami e foglie. Le spatole si fanno febbrili, pronte a seguire il guizzo dell’idea, qui il colore è tirato, vellutato, altrove è spesso materico. (…)
Presentazione catalogo “Verso il cielo”, 2005
Rossana Bossaglia
(…) Alle spalle di questo stile violentemente personale c’è, peraltro, una cultura pittorica intensa; essa muove dall’Impressionismo (con accenti persino vangoghiani) e attraversa tutte le esperienze che tra Otto e Novecento connotano l’arte di soggetto contadino (si pensi in Italia alla produzione nella terra padana), bruciandone i caratteri descrittivi per trasfigurarli nella matericità della pennellata.
Ma uno degli aspetti più singolari e conturbanti di questo grande maestro è che non è mai, in sostanza, ripetitivo. E non solo: l’ultima produzione va assumendo qua e là un volto più luminoso, quasi una leggerezza di tocco; tra i soggetti, il fiore va assumendo uno speciale privilegio, i timbri sconfinano nel giallo dorato. Non possiamo se non accettare a pieno cuore il titolo di una delle sue ultime mostre: “senza confini”.
Presentazione catalogo “Senza confini”, 2005
Giorgio Segato
La pittura di Sandro Negri è una felice trasognata modellazione di paste cromatiche, che corrisponde in maniera diretta tanto all’emozione visiva quanto alla ripercussione interiore del dato naturale. (…)
A pennellate strutturanti rapide e succose, densamente umorali, si accordano brevi tocchi allusivi di forme che marcano spazi e profondità, piani diversi, orizzonti più vasti di marine al tramonto, o bloccati nello sguardo ravvicinato, quasi immerso nel sottobosco autunnale, nel trionfo floreale di colori, nell’oro delle betulle, nelle cavità fonde e scure degli animati ulivi pugliesi. Nel gesto evocativo libero e tutto affidato alla materia, il colore diventa energia allo stato puro, lavico e la partitura “campo” di una forza magmatica e magnetica assieme, che subito si trasmette, con immediatezza espressionista, all’occhio dell’osservatore, innescando processi mnesici profondi, una memoria dei sensi atavica, precordiale. (…)
Presentazione catalogo “L’uomo, la terra, le acque…la natura”, 2005
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