ANTONIO PIZZOLANTE

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Rachele Ferrario

Antonio Pizzolante ricerca nelle proprie opere un equilibrio tra il suo passato storico (quello mediterraneo delle antiche colonie greche) e la quotidianità dell’oggi, attraverso un’essenzialità in cui la forma diventa unico sestante. (…) Il rifarsi a forme anticheed il richiamo poetico al mito per Pizzolante significa rileggere il passato alla luce del presente per dare un senso alla ricerca in bilico tra spirito e forma, tra spazio e tempo. (…)

1993, tratto da “Páginas desde Lombardía”, Ad Acta, Milano - Nicolini Editore, Gavirate, 2002

Riccardo Prina

(…) E’ una ricerca, la sua, che fa di un alfabeto iniziatico e di un camminamento per luoghi altri dell’anima, la cifra peculiare. Più ancora, per via di un’arte che, strutturata come pare di inderogabili verità, esattezze, rigorismi e pulizie espressive, si fa tuttavia carico di idealità altre, evitando il commercio banalizzante, il contrabbando facile della sensibilità. Un viaggio sul confine e oltre il confine tenendo ben strette antiche e ortodosse metodologie formali che nella loro evidenza sembrano non essere più di questo tempo, di questo clima, di questo pensiero (…)

Tratto da “Páginas desde Lombardía”, Ad Acta, Milano - Nicolini Editore, Gavirate, 2002

Rolando Bellini

(…) Si assiste infatti ad un evento interessante: in un primo momento la forma viene captata nella sua interezza e viene percepita subitamente nella sua apparenza più evidente: è così che si ha l’impressione (diciamo così) che si tratti di cose molto semplici. Si ha l’impressione, e quasi la certezza di essere di fronte a enti d’una disarmante semplicità. Eppure, se nella loro apparenza formale, essi parrebbero radicati su semplicissimi ludi geometrici, osservando con maggiore attenzione tali enti, scopriamo d’esserne attratti per qualcos’altro (…) Il fatto è che le forme che stiamo osservando sono ludi geometrici semplici solo all’apparenza, appunto al primo sguardo. In verità, infatti, è possibile scoprire, insistendo nell’osservazione, che su una primitiva struttura formale volutamente semplificata, ridotta addirittura alla sua essenza, l’autore, Antonio Pizzolante, sovrappone altri più complessi che sembrano possedere una doppia identità, la quale, interagendo con gli altri elementi, lasciandosi guidare da essi e dalle procedure realizzative adottate dall’artista, genera forme sofisticate, forme intriganti in quanto ambigue e doppie. L’osservatore è allora indotto a sviluppare ulteriormente la propria percezione, incrementando le proprie capacità associative, fino a scoprire e mettere meglio a fuoco una complessiva percezione multidimensionale; una percezione multidimensionale che per di più si carica di senso, mano a mano che la percezione stessa si fa più nitida, rivelando infine ciò che diresti la piena coscienza della cosa in sé (…)

Antonio Pizzolante: Tiasos - installazione 2003, 2003

Luigi Marsiglia

(…) i pensieri concreti inseriti nelle forme spaziali di Pizzolante; sculture spesso murali, bidimensionali e bicromatiche, che ricalcano la dualità dei principi germoglianti maschile e femminile. Intravediamo questa facoltà di condensare il tempo attraverso una simbologia insieme mitologica e quotidiana: la forma del semicerchio, imbarcazione solare che richiama misteri egizi o levantini, è anche l’estrema sintesi dell’oscillazione delle ore. Percepiamo – o intuiamo – in questi rapporti spaziotemporali la scoperta di un’identità perduta, dell’ambivalenza e della precaria combinazione degli elementi opposti: acqua e fuoco sotterraneo, pietra, aria e cielo. Una potenza in parte latente, che nelle sculture viene evidenziata da inserimenti materici, combustioni e ustioni, graffi superficiali che non lacerano l’epidermide della struttura, rendendo però opaco e vessato dal tempo l’apporto stesso del tempo. Ruvidezza esteriore che presuppone un’anima limpida, l’anima del dipinto in larga parte indipendente dalla volontà dell’autore. (…)

Le sculture di Antonio Pizzolante vivono - convivendo - tramite l’abbinamento duale e la molteplicità parziale, in una sorta di ribaltamento speculare. Ed è grazie alla scelta cromatica e agli innesti geometrici che queste opere assumono una connotazione specifica all’interno della narrazione la cui radice temporale fuoriesce - estrapolata - come da una sorta di fotogrammi non di serie.

Accenni puri ammorbiditi, colori tenui ed eterei se non a volte diafani, trasparenze tonali non contrapposte. L’originale mediterraneità, meglio, l’ascendenza orientale e greca (non solo come tributo alla classicità) dello scultore si denota da questo tratto che rende lieve la materia lavorata, anche laddove - come nel caso dei corpi metallici esili eppure gravi - lo spazio racchiuso respira con un vigore di compenetrazione che può spezzare , in un impeto rafforzativo e liberatorio, l’equilibrio gracile della composizione. (…)

Antonio Pizzolante - Tiasos, 2003

Claudio Rizzi

(…) Risuonano palpitanti silenzi, le ombre si traducono in varchi di luce e parvenze animate agitano l’assenza di qualsiasi realismo.
Pizzolante scava nel silenzio, sarà notte oppure spazio, individua impercettibile presenze animate nel tempo, esiliate dalle convenzioni sociali eppure vive in rarefatta memoria. (…)

Presentazione catalogo “Evanescenti richiami d’assenza”, Milano, 2006

 


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