DOLORES PREVITALI

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Claudio Cerritelli

(…) Le figure di Dolores Previtali abitano abissi di vuoto, terre desolate, spazi interminabili che lasciano scorgere solo l’apparenza essenziale delle forme, la loro carica poetica.
Fragilità, dolore, angoscia: questi termini si avvicinano al carattere dolente dei corpi ma non riescono a cogliere tutto il pathos che li anima, quella ragion d’essere interiore e inesplicabile che ne rende drammatica la presenza. La vertigine del corpo scultoreo esprime la necessità di comunicare il sentimento fisico della solitudine, non intesa come isolamento ma come apertura verso altri spazi, altri suoni, altri valori tattili dell’immaginazione.
L’autenticità e il desiderio di esprimersi oltre ogni costrizione è ciò che Previtali cerca nel fare scultura, nel rielaborare l’organismo plastico in modo diretto, trattando la materia nella sua cruda verità.
Ne scaturiscono, volta per volta, immagini chiuse in se stesse oppure protese: nel vuoto alla ricerca di un punto di certezza, comunque sempre orientate verso gli stati psichici e fisici dell’inquietudine. (…)

Presentazione catalogo “Dolores Previtali - Bronzi e terrecotte”, Trezzo d’Adda, 1997

Domenico Montalto

(…) Per unità tematica, morfologica e di ispirazione, queste opere recenti della scultrice lombarda presentano gli aspetti di un ciclo. Si tratta di terrecotte e bronzi caratterizzati, allo sguardo d’assieme, da un’interazione e interazione formale quasi ossessiva dove l’emblema della figura umana viene trasformato in una forma plastica inedita e innovativa, fortemente materia, sofferta e sofferente, simile a un’opulenta colata lavica. Quest’opera implica e sottende una dimensione notturna e oscura, una tensione spirituale in sommo grado, tutta femminile, poeticamente paragonabile a quella delle grandi mistiche medievali e barocche, con le quali la Previtali condivide una natura ardente e veggente, un’immane pulsione interiore che la urge e incalza a lavorare (…)
L’esasperata visionarietà trasforma queste sculture in ossimori mistici, in locuzioni altamente poetiche dentro cui convivono attitudini spirituali contrarie e contrastanti: sadismo e tenerezza, algore e donazione, furore e dolcezza. (…)

Presentazione catalogo “Dolores Previtali - La carne e l’anima”, Carnate, 1999

Gianni Barachetti

(…) La sua evoluzione è quasi un vortice passionale, una vertigine espressiva. Nasce come scultrice figurativa, dai segni profondamente drammatici, che nelle linee dinamiche fortemente incise e nei volumi essenziali già esprime una visione tragica della vita. Si tratta di figure isolate o di composizioni di gruppo, nelle quali tuttavia le singole sagome emergono plasticamente in linee tese, dove la scarnificazione assume una valenza simbolica che le ricollega inequivocabilmente ad alcuni dei momenti più significativi della tradizione espressionista, vivificati tuttavia da una assonanza emotiva che non è mai imitazione.
Diversi sono gli atteggiamenti psicologici rappresentati dall’artista, ma tutti accomunati da un’evidente sentimento di morte che si coniuga con la tensione verso la ricerca del trascendente. Corpi dunque che esplicitano un messaggio interiore, un’estetica non fine a se stessa, ma mutata dal bisogno di esprimere il proprio sentire. Talune forme iconografiche, quasi totemiche, che sembrano appartenere ai primordi delle cultura artistica, si rivelano in realtà richiami onirici, che confermano l’universalità e la persistenza del dramma umano anche a prescindere dalle sovrastrutture che di volta in volta lo hanno contrassegnato adeguandolo al progressivo stratificarsi della civiltà nel suo incessante procedere. Nelle opere della Previtali la storia è rappresentata dunque come dolore che si perpetua nel tempo, illuminata però dalla luce della speranza, che si manifesta negli sguardi rivolti verso l’alto, nello stringersi spasmodico dei personaggi l’uno all’altro quasi a condividere le asprezze del vivere quotidiano, o nell’accavallarsi frenetico verso la salvezza anche di uno solo. (...)

Presentazione catalogo “Dolores Previtali – Forme dell’anima”, Bergamo, 2000

Alda Merini

Scrivere, disegnare, è dar voce sempre ad un corpo d’amore. Cioè ad una attività celeste di cui non conosciamo l’origine. Questa divinità cristiana può essere simile ad una grande forma che si distrugge e rinasce in continuazione, in un continuo divenire di cose e ombre. Il nostro è un continuo interrogarci, non sappiamo se fa parte dell’arte o dell’esistenza o di quell’infinito tacito e profondo che noi chiamiamo fede. Non sappiamo cosa sia la fede, ciò che sappiamo della fede lo conosciamo nei momenti di maggior paura, quando l’uomo si trova davanti all’infinito che lui spesso chiama dolore. Ma non si può chiamare dolore la nostra caduta e neanche la morte, ma è amore a cui bisogna affidare la propria anima. Devo sempre tornare al concetto di manicomio e di esonero e dell’ingiustizia, che noi siamo intimi compagni della morte, ma forse non del dolore, perché il dolore lo abbiamo visto decrescere in noi ed è diventato un grumo di vita. E così è l’arte di Dolores Previtali, mia grande amica e forse compagna di lavoro, che non ha fatto altro che rendersi grumo di vita attraverso queste sue creature, dopo essere caduta come tanti nello strapiombo del dolore da cui ci si può salvare solo con l’aiuto di Dio, e anche attraverso la creta.
Basta Credere.

Presentazione catalogo “Dolores Previtali – Genesi”, Milano, 2004

Luigi Marsiglia

(…) L’individuo diventa la fonte primaria, l’oggetto di fascinazione poetica e di speculazione parallela posta in atto attraverso una matrice tanto tattile quanto ruvida, rugosa, simile a epidermide di bimbo invecchiato, leggendario paedogeron. L’alchimia interiore, inserita nella materia semplice come dato da sviluppare, come contatto statico esibito e apportato con le mani: una specie di comunione superiore tra creatore e creatura in nuce, tra homunculus faustiano e fattore esistenziale. Dalle processioni di ominidi immersi nel loro anonimato, nella loro sociologica anomia, una teoria di esseri filiformi (ombre della sera di ascendenza etrusco-giacomettiana) col viso rivolto verso un cielo minacciosamente non ostile, alla solitudine di creature nude, soggetti abbandonati privi di un’identità reale, di un ruolo a loro congeniale, racchiusi nella propria mancanza di voce per gridare in mezzo al deserto della vita. Una rappresentazione dell’inquietudine, dove virtualità e realtà, essere o possedere non sono un attributo solamente moderno ma umano, non orpello della storia né mors necessaria ma scoperta di rinnovamento cosmico.
(…) L’opera di Dolores si perde per ritrovarsi in un ricordo autobiografico, di chi conversa con la materia per recuperare le parole dell’anima. Un colloquio intimo d’amore (a-mor), sintetico e privo di fronzoli retorici, perché l’anima parla alla materia tramite un soffio vitale.

Presentazione catalogo “Dolores Previtali – Genesi”, Milano, 2004

Claudio Rizzi

(...) Nella creta Previtali scava, fende, svuota, delimita i volumi e determina gli spazi. Nelle ombre relega i più reconditi segni della realtà. È scultura forte, segnata in profondo, gesti rapidi, percezioni acute. Il taglio è netto come improvvisi sono alcuni aspetti della vita. All’inizio erano figure. Solitarie anche se in gruppo. Solitudine di dolore, isolamento quasi condanna del peccato oppure del destino. L’abbandono dei volti e tanto più delle braccia liquefatte nella enorme lunghezza del simbolo, palesa l’attesa disperata di un avvento di umana incertezza.
I corpi inerti quasi natura impoverita e gli occhi cavi, tesi allo spazio, denotano la dualità immanenza trascendenza. (...)
La crudezza della materia, volutamente rispettata nella porosità della materia, diviene simbolo di asperità, di ruvidità del cammino umano. Percezione che si traduce nell’andamento affranto delle figure in molteplicità, sospinte da anelito oppure mosse dal destino. (...)
Vicine le une alle altre, come corpo unico di umanità, sono segnate da forti spaccature, solchi fendenti le carni, ombre profonde scolpite nell’interiorità, traduzione delle ferite nei torsi dilaniati.

Presentazione catalogo “Dolores Previtali. Solchi dell’anima”, Gazoldo degli Ippoliti, 2005

 


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