Antologia critica
Claudio Rizzi
(...) Lo scenario d’attualità, benché comprenda frequente travestimento, risulta confortante nelle presenze solide e mature di artisti anche giovani. In questo palcoscenico è ottima interprete Grazia Ribaudo, capace di esiti raffinati nella concretezza del lavoro.
Testimonia il proprio tempo, l’attualità di comunicazione e la solitarietà del monologo. (...)
Ribaudo interpreta l’epoca, l’immediatezza del messaggio e l’unicità di linguaggio.
Come radiografia del mondo, la tela che accoglie la pittura è solcata da una trama di segni, inequivocabile rete, simbolo e realtà.
Quasi substrato naturale, o risorsa della terra, la ramificazione del contatto è divenuta struttura dell’umanità ma l’elettronica non aliena poetica e pittura.
Qui interviene Ribaudo, consapevole dei valori e intimamente convinta della meraviglia del progresso come dell’infinito emotivo.
Coniuga la persuasione della tecnologia al fascino della suggestione.
Dialoga con lo strumento della contemporaneità ma adotta la pittura, immediatezza di segno ed evocazione nel colore, quale innegabile affermazione di umanità.
La coerenza con l’età anagrafica conduce Ribaudo a condividere valori diversi e apparentemente opposti, riuscendo a superare ogni eventuale contrapposizione ed anzi a modularli in simbiosi.
Eliminata a priori qualsiasi ipotesi nostalgica, grazie alla comprensione della propria epoca e alla piena padronanza del mezzo tecnico, Ribaudo instaura un raro dialogo tra umanesimo della pittura e omologazione della tecnologia.
In questo esito forte di personalità, si fondano le esperienze maturate in anni intensi dedicati alla pittura e alla pratica web.
La piena conoscenza del mondo internet ha condotto Ribaudo a riflessioni non superficiali tese a considerare il substrato della leggibilità e il meccanismo della comunicazione, ampliando le annotazioni ai concetti di individualità, inviolabilità, riservatezza e controllo, globalità e solitudine.
Ma anziché procedere nella valutazione tecnologica o giuridica, nel metodo o nel merito, lei ha importato, o meglio innestato, i valori della poetica e dell’arte.
Ha conferito vitalità altra e nuova al meccanismo dell’universalità. La rete telematica è globale ma la postazione è singola e solitaria. Il messaggio è recepibile eppure richiede la connessione. L’arte non esige ma evoca. E si rivolge a tutti con la voce dell’umanità.
Dalla trasparenza dello scritto, documento ipotestuale che accompagna ogni messaggio in evidenza, trapela l’altra metà del mondo, l’anima, rapida apparizione nell’immediatezza del segno e nella luminosità del colore.
Pittura radicata nella tradizione, maturata da lunga confidenza con la tavolozza, pittura di gesto e di passione, apparentemente libera ma in realtà estremamente determinata. (...)Presentazione catalogo “Grazia Ribaudo. Forma e Fondamento”, Nova Milanese, 2008
Emanuela Dho
In sintonia quasi empatica col tema di questa mostra, Grazia Ribaudo sublima nell’opera “Flag (dittico verticale)” un concetto metafisico di libertà, che nel linguaggio universale informatico si incarna nel segno del flag (la “spunta”), emblematico attore dell’autodeterminazione. Grazia tesse, con l’abilità di una Aracne del terzo millennio, la rete telematica che è sfondo ed universo insieme, realtà virtuale e parallela, sincera mistificatrice di messaggi ed illusioni, di scelte e di contatti, punto di incontro e di partenza di rapporti e solitudini, che fluttuano come spettri inconsapevoli, sospesi in un labirinto di cavi.
Lucida e delicata interprete dell’era tecnologica, l’artista coglie i segni del cambiamento e sposa elementi apparentemente inconciliabili, individuando energia, colore e luce, laddove non parrebbe altro che l’arido rigore delle macchine.
L’essenzialità della scelta espressiva e, nello stesso tempo, la sua complessità inducono lo sguardo ad una sosta meditativa, una pausa nel fluire incessante delle informazioni che la rete accoglie, ma non trattiene. Così, il Flag assurge ad eroe solitario di un destino disordinato, trova corpo nelle sue infinite trasformazioni e si eleva dalle profondità fino a cavalcare l’oceano dei codici binari.
È una nuova dimensione, quella che ci si spalanca davanti, dove il divertissement d’artista diviene riflessione ed interpretazione, distillato di quella selva di sentimenti e dubbi che alcuni chiamano Caos ed altri chiamano Vita.Recensione, Genova, luglio 2008
Corona Perer
Internet che diventa suggestione per l’arte. L’artista Grazia Ribaudo ha pensato di raccoglierla e analizzarla. Di un messaggio mail ne fa arte, materia artistica. Pensieri ed emozioni del messaggio si riversano sulla tela e prendono forma in gestualità pittorica, materica e passionale. Un segno non casuale ma determinato che diviene simbolo, rappresentazione e genera suggestione di colore, materia, luce, ombra, energia.
“Sono opere-specchio del mondo in cui viviamo, dove l’utilizzo della tecnologia della rete è piattaforma per comunicare con l’altro, con il resto del mondo” dice Grazia Ribaudo. “Cambiamo le epoche, gli strumenti e le forme, ma il fondamento di pensiero del nostro messaggio rimane immutato e immutevole nel tempo” aggiunge. Ecco che la frase “hai due minuti?” è la stessa di sempre, malgrado il supporto informatico. L’uomo cambia, ma resta se stesso.
E così il viaggio informatico di Grazia Ribaudo diventa occasione per parlare di dialogo tra omologazione della parola con la tecnologia, due mondi che si sviluppano su livelli diversi, uno reale, l’altro virtuale; il primo sulla tela, il secondo sulla lastra di plexiglass. (...)Tratto da “Sentire”, Rovereto, agosto 2008
Francesca Mazzarelli
(...) Nel mondo contemporaneo la tecnologia è in primo piano. L’utilizzo del computer e l’invio di e-mail sembra diventato il “modus operandi” privilegiato per comunicare. Ma il filo che, sotterraneo, permea tutto ciò che è tecnologicamente contemporaneo è sempre e comunque la voglia di relazionarsi, di scoprire e scoprirsi. Testimone perfetta di questa realtà è Grazia Ribaudo, giovane leva dell’arte contemporanea che manifesta con ingegno, innovazione e leggiadria emotiva questo fardello. Un’arte complessa che diviene spazio in cui due mondi coesistono e si integrano: Grazia intesse i suoi lavori proponendo l’uomo contemporaneo nel suo essere tecnologico ed umano attingendo da questo e da quest’altro. Concependo un unicum artistico di lodevole fattezza artistica.
Opere tridimensionali che tra tela, plexiglass, colore e segno sono interpreti del mondo che è. Il soliloquio interiore espresso nella simbologia della postazione si trasforma. Una rete di fili ci collegano al mondo. Il plexiglass sembra essere il monitor, la vetrina che ci consente di conoscere, pur mantenendo le distanze, quel che si sviluppa nel mondo reale. Il segno è lo scritto, il contenuto emotivo di una mail ed il viaggio informatico della stessa; il colore la passione che sempre dà vita all’uomo; la tela l’elemento reale, simbolicamente, la rete dove si intessono, oggi, rapporti umani.
Opere che, articolandosi su due livelli, virtuale e reale, raccontano contraddizioni e conquiste, parlano di dinamiche emotive e non, che contemplano la possibilità e la realtà di un dialogo comune.
Artisticamente di talento, Grazia sa esprimere ed intendere al meglio il suo tempo, privilegio che, come pochi, riesce a svelare magistralmente con particolare eleganza. Lavori leggeri nella composizione, eleganti nella presentazione, determinati e precisi nell’essere: per comunicare il giovane contemporaneo con arte.Recensione, Barletta, ottobre 2008
Bonifacio Vincenzi
L’opera artistica di Grazia Ribaudo non teme il confronto con la contemporaneità, lo cerca, invece e lavora sistematicamente su un’idea che accoglie tutta l’affollata solitudine dell’uomo telematico. I risultati sono interessanti perché al pensiero critico indagante l’artista lega il suo particolare sentire capace di trasmettere, attraverso l’espressione artistica, suggestioni, emozioni.
Parola e forma, alla fine, ci indicano una direzione da seguire che per forza di cose potremo condividere soltanto dopo aver preso atto del risveglio della nostra consapevolezza.Inedito, 2008
Claudio Rizzi
(...) Il dipinto appare di soluzione immediata, sensazione che ne esalta freschezza e vigore ma in realtà deriva da un forte dominio degli elementi, dei simboli e dei significati, come rarefazione letteraria di intensità poetica.
Anche i suoi files maker, espressione strana che dovrebbe significare il sottopelle della rete, sono scelti e voluti, non casuali, interpretati nella necessità e nella coerenza del dipinto.
Riconosce nella scrittura la traccia che conduce l’umanità dalla prima fase evolutiva ai nostri giorni. Al fascino della memoria antepone il valore strumentale e interpreta il crollo di Babele nell’unicità della rete. Le diverse appartenenze, etniche e religiose, filosofiche o politiche, si contrappongono ma si incontrano in unica agorà e nell’omologazione del mezzo eludono sostanziali differenze a beneficio del confronto.
Grazia Ribaudo ha riflettuto molto sul concetto di colloquio e sul valore esistenziale della parola.
La scrittura si esprime nella relazione interlocutoria ma risuona anche nell’isolamento. Nella rete convivono, contraddittorie ma complementari, le due condizioni. (...)Tratto da “Luci della ribalta”, Milano, 2009
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