MARIA LUISA SIMONE

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Rossana Bossaglia

La Simone ha scelto la strada del segno spesso ed infuocato, della pennellata libera e densa, una strada – per dirla schematicamente – di tipo espressionista (…) Ed è una strada piena di incanti, nel suo caso personale, fuori della libera brutalità dei falsi ingenui che lavorano a freddo (…)

1987

Alberico Sala

(…) attraverso le esperienze dei viaggi, le filtrazioni degli autori più congeniali, ma senza esagerati ossequi, la pittrice pavese ha sviluppato un discorso folto e vivace, persino aggressivo, per una spinta morale ancor prima che estetica: la difesa dei valori naturali, la denuncia delle insidie e delle violenze.

1988

Gian Alberto Dell’Acqua

(…) Le varie suggestioni attinte dall’amatissimo Gauguin ma pure da altri post-impressionisti, da Matisse e dai Fauves, possono così riassorbirsi in immagini che implicano in primo luogo un atteggiamento di rispetto e di amore per una natura non contaminata, pacifica fonte di vita.

1992

Ermanno Krumm

Un mondo intonato all’acuto; colori tesi, forti, di razza. Il carattere percorre e percuote la tela, vibrano pennellate come segni di arma bianca, incruenta ma indelebile; netta, immediata. Maria Luisa Simone dipinge e trasforma personalità e sentimenti. Ardore e malinconia, impeto e misura si miscelano nella sua pittura che trapela ma non dichiara (…)

(…) E’ come tornare a quelle Giornate di letturadi cui parla Proust: un vialetto fra le colline, un interno d’altri tempi e, dappertutto, fiori, frutti, tappezzerie e rami secchi.

Quanto basta per rievocare la freschezza tipica del segno e del disegno di Matisse. L’Africa a questo punto è forse un passaggio obbligato: il Marocco per il maestro francese. Kenia e Tanzania per Maria Luisa Simone. Ma lontana da qualunque tentativo di reinventare il mondo, quest’ultima è tutta assorbita da una sua luminosissima nostalgia.

2000

Claudio Rizzi

Un mondo intonato all’acuto; colori tesi, forti, di razza. Il carattere percorre e percuote la tela, vibrano pennellate come segni di arma bianca, incruenta ma indelebile; netta, immediata.

Maria Luisa dipinge e trasforma personalità e sentimenti. Ardore e malinconia, impeto e misura si miscelano nella sua pittura che trapela ma non dichiara.

(...) Per lei si è parlato dei Fauves, d’Espressionismo, di concezione nordica. Ma si potrebbe riconoscere in lei anche la pittura mediterranea, di carattere, di materia, di malinconica vitalità. Una poesia intensa ma a misura d’uomo.

(...) La poesia di Maria Luisa arriva anche al contadino e al minatore e non può sfuggire all’intellettuale. E’ un mondo di cose semplici, di un animo buono, di ricordi, di immagini filtrate, là dove l’elemento proprio e personale si fonde con l’appartenenza a tutti.

Ma è anche il colore dei sogni, oltre il grigiore del quotidiano, oltre la caligine umida della convenzione sociale e della convenienza.

Il colore della vita. E se si stenta a riconoscerlo in questa equazione, è proprio per la distanza, ormai sempre più marcata, tra il senso dell’esistere e la realtà del sopravvivere, talvolta persino nella difficoltà del convivere. Il menù quotidiano di gelosie e rivalse, e incertezze e paure, e complessi e fatica, distrae dalla visione chiara, semplice e solare delle cose e distoglie dal colore delle stesse cose, come se fossero diventate solo bianchi e neri, ombre, penombre e anfratti.

Allora il colore viene definito inquietante e violento. Aggressivo, offensivo, prepotente. E si pensa alla visione distorta dell’artista. Senza capire che distorta, anzi annullata, è la concezione collettiva.

E Maria Luisa, una buona dose di ironia, la capacità di cogliere all’istante dettagli e caratteri, uno scetticismo misurato e realistico che deriva dall’esperienza, che è un merito in quanto rappresenta sempre un costo, appare come voce isolata. Suona come cinismo o contestazione: come censura o dissenso. (...)

2003

 


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