VALDI SPAGNULO

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Sandro Parmiggiani

(…) Valdi Spagnulo costruisce i suoi lavori con materiali primari (ferro, piombo, rame, carta, grafite mescolata a briciole di ferro, carta vetrata, cera, legno, feltro) su cui interviene, con scavi, rotture, bruciature, slabbrature, sovrapposizioni che sembrano volere catturare, di quei materiali, la fibra, l’intima natura, l’anima. (…)

C’è poi, in Spagnulo, un senso geometrico assoluto, una tensione alla costruzione di forme scandite da confini precisi: ogni superficie è ripartita in spazi, individuati dai materiali, mossi al loro interno da bave di linee, da forme raccolte, da una pittura raffinata non dimentica dell’informale. Questi spazi non sono mai isole solitarie: sono collegati da lingue di segni (magari un sinuoso filo di ferro) che svettano, avvolgono, senza chiudersi in una forma compiuta, come se movimento, una trasformazione fossero in divenire dentro il corpo dell’opera. (…)

Tratto da catalogo “Per contro”, 1995

Rossana Bossaglia

(…) Utilizza supporti e strumenti eterogenei per le sue composizioni, dalla carta al legno, dalla graffite allo smalto, e così via, con il quasi costante intervento del fuoco, cioè di bruciacchiature, che par quasi una purificazione simbolica. Il risultato è tuttavia di una grande coerenza compositiva ed espressiva, i materiali si fondono come se fossero pensati, non concreti, come se si facessero pitture sottili; ed è risultato che ben corrisponde, nella vibrata contenutezza degli effetti, ai titoli apposti alle opere, segnali delle intenzioni dell’artista; i titoli fanno appello a memorie arcaiche - l’arte come traccia minima, ma altamente significativa, della presenza della creatività - e al silenzioso emergere di forme, vive per la loro logica linguistica, dall’indistinto materico.

Tratto da catalogo “Il colore dell’ombra”, 1995

Luigi Cavadini

(…) Ogni opera è infatti giocata su un dittico in cui si accostano due lavori che sono l’uno il negativo dell’altro, un negativo singolare, però che non si affida solo alla complementarietà di bianco e nero ma svolge un interessante interscambio tra pieni e vuoti, tra la palpabilità della materia e l’impalpabilità del nulla.

Negativo e positivo, comunque, non come contrapposizione, quanto come rilettura, come una nuova interpretazione (che, alla fine, risulta essere la stessa) di un avvenimento, di una azione, di un movimento. (…)

Tratto da catalogo “ Dialogo”, 1996

Francesco Poli

(…) Nella più recente serie di lavori, si fa sentire con maggiore forza l’esigenza di trovare un equilibrio interno, sia pure instabile, sempre però come emergenza di elementi segnici, o anche di plastica consistenza, dal fondo impregnato di umori materici neri e grigiastri o ruggine, a stento si fa strada qualche riflesso chiaro e dove non c’è alcuna possibilità di vita per altri colori più chiari e vivaci. In questi quadri, compaiono anche alcune forme riconoscibili come, per esempio, una clessidra (che rimanda alla dimensione della temporalità, assolutamente indeterminata e misteriosa), oppure una sorta di forma a bilancia che sottolinea la problematicità e la precarietà dei valori di gravità e degli equilibri ponderati dell’esistenza plastica dell’opera. (…)

Tratto da catalogo “La forma nella materia”, 1996

Luciano Caramel

(…) La sua meta è l’immagine, sì tutta interna all’operazione nei diversi materiali usati e nello spazio, ma non tautologicamente in esso conclusa. C’è sempre una carica espressiva nei suoi lavori, e financo una intenzionalità narrativa, di intonazione poetica, mai descrittiva, concretata in forme allusive, e forse cripticamente - o solo elementarmente - metaforiche. (…)

Tratto dal catalogo “ La presenza attiva dell’assenza”, 1999

Rachele Ferrario

(…) In queste ultime opere il processo, tutt’altro che definitivo, di assottigliamento e alleggerimento dei materiali e del modo in cui vengono affrontati si è caricato di ulteriori valenze, legate al mondo dell’esperienza visiva e formale da una parte, dall’altra all’immaginario di chi guarda. Gli stessi materiali - in prevalenza plexiglass, carta, ferro e piombo - concorrono nel processo di creazione di un’immagine eterea, dove la luminosità e la chiarezza, rispetto al passato, colpiscono tanto quanto il vuoto che vive tra l’opera e la parete sulla quale è collocata. (…)

Tratto da catalogo “ Decantazione lirica”, 1999

Giorgio Zanchetti

(…) Non è un caso che in questa mostra le sculture metalliche lineari che hanno caratterizzato la produzione di Spagnulo negli ultimi anni tornino ad essere affiancate da una nuova esperienza bidimensionale, ma non più derivante dalle campiture materico-informali sagomate che occludevano parzialmente i telai chiusi e rigorosi dei secondi anni Novanta, bensì in direzione della spontaneità e dell’immediatezza di quelli che lo scultore chiama disegni o progetti, ma che sono, assai più propriamente, da definirsi opere autonome, di piccole medie dimensioni, in cui la medesima tensione spaziale e ambientale delle sculture maggiori è declinata, quasi in riduzione scalare, nella facilità di impiego e di sperimentazione del cartone, delle colle, della grafite e dell’acrilico. (…)

Tratto dal catalogo “Parvenze di precarietà”, 2004

Elena Di Raddo

Nell’irregolarità e nella precarietà delle strutture, le sculture di Valdi Spagnulo si costruiscono nello spazio dando corpo a un segno quasi pittorico. Come disegnate nello spazio, i tondini e le barre di ferro e acciaio piegate e saldate interagiscono con frammenti di plexiglas dalle forme irregolari creando strutture che sfidano la forza di gravità e la geometria euclidea. Tutto si gioca sull’inganno visivo che nasce dall’equilibrio tra i materiali, le forme e la collocazione nello spazio.
Il vuoto entra nell’opera come “materia” che attraversa le forme e definisce gli spazi. Tale aspetto è evidente nell’uso del plexiglas che con la sua trasparenza alleggerisce la scultura e allo stesso tempo si rende superficie sulla quale è ancora possibile incontrare il segno “pittorico”. Spagnulo infatti lavora con la fresa e la grafite la superficie segnandola e sottolineandola più opaca. La luce, penetrando attraverso il plexiglas trasparente, conferisce nell’irregolarità di tagli e scheggiature effetti particolari di luminosità. Anche le parti in metallo sono del resto spazi ricettivi di luce proprio attraverso la particolare lavorazione della superficie con la fresa alternando parti segnate o graffiate a parti estremamente lucide e riflettenti.
L’opera si rende così “campo” sul quale la luce agisce come forza espressiva e vibrante. La lavorazione dei materiali (piegatura, colore, fresatura) è il mezzo per giocare con l’inganno, visivo e mentale, dell’opera d’arte. Spagnulo mostra in tal senso di avere assimilato le ricerche minimaliste e più concettuali della scultura contemporanea. Senza lasciarsene coinvolgere, però, e inserendosi piuttosto nella direzione critico-ironica tracciata da Pascali.
La simulazione, che si manifesta nell’oscillazione visiva e interpretativa tra peso e leggerezza e allo stesso tempo tra forma astratta e narrazione, è infatti uno degli aspetti peculiari dell’opera di Spagnulo. E’ sempre possibile infatti cogliere nelle sue sculture il riferimento a un oggetto, un luogo, una situazione (…)

Presentazione catalogo “Valdi Spagnulo. Lembo di cielo”, Como, 2006

 


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