ELENA STRADA

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Claudio Cerritelli

(…) C’è sempre un nucleo formale dominante, un intrico di segni fluttuante da cui il colore si libera per farsi allusivo e seducente, carico di profumi che si diffondono tutt’intorno, verso una spazialità che non avverte limiti. (…)

Tratto da catalogo “Paginas desde Lombardia - Un Museo de Arte Contemporaneo”, 2002

Massimo Guastella

(…) Sulla tela Elena Strada trascrive un diario autobiografico, in cui gesto e colore e segno risultano essere correlati a impatti emotivi e allusioni mnemoniche entrate a far parte della sua vita. Le risultanze apparentemente informali delle sue composizioni derivano da una sorta di visualizzazioni estremamente ravvicinate, di macrovisioni smisurate di particolari iconici; il che comporta una distorsione percettiva sino a divenire inconciliabile con la realtà da cui traggono origine.

Tratto da catalogo “Paginas desde Lombardia - Un Museo de Arte Contemporaneo”, 2002

Claudio Rizzi

(…) Una struttura sempre più florida, innervata di gesto e vigore, intessuta di sensibilità accorta.Evocazioni spontanee, come se il tratto seguisse la natura del proprio sentire.

Suggestioni improvvise, imminenti e solide come realtà, quasi affioramento dell’anima nella razionalità del dipingere.

Suggerimenti emotivi, brani di immagine palesata, traccia di memoria decifrabile, riconoscibile eppure codice privato di intimo linguaggio.

Si palesano paesaggi, ma sono forse diario di stato d’animo, prospettive di territorio o perimetro intimo. Campiture di colore a inseminare vastità di spazio e intricati segni come traccia di antico percorso.

La luminosità del colore vibra anche là dove l’accordo tonale è monologo ardito.

Pulsano piani e profondità, varchi di fuga prospettica e piani di risonanza.

Groviglio urbanistico e radiografia esistenziale, il lavoro di Elena Strada comunque evoca traccia di umanità, presenza assenza di figura inesistente che tuttavia ha scritto lo spartito di quel territorio, geografico o interiore che sia.

Un’assenza che, proprio mediante il forte richiamo evocativo, diviene presenza e protagonista, tanto da coniugarsi con la personalità dell’autore quasi in intima annotazione autobiografica.

Tratto da “Milano Arte”, 2002

Claudio Cerritelli

(…) Lentamente, e non senza qualche esitazione, Elena Strada procede da diversi anni sulla via del colore, filtrando dal primo guscio della forma segni e grafie che restituiscono il senso della traccia e della stratificazione, eterno problema per chi esplora la figura o l’oggetto tra l’apparizione della luce e il segreto dell’ombra.

(…) Ciò che oggi registro di fronte alle recenti opere di Elena Strada, a differenza di quanto ho potuto verificare in precedenti occasioni, è una meditazione sui sensi pittorici che, di fronte a persistenti nuclei d’immagine, non misura soltanto la composizione e l’estensione del colore ma ne coglie intensità interna, la sua forza d’urto.

Per fare questo l’artista ha deciso di affidarsi, in taluni casi, ad una doppia immagine, due tele della stessa dimensione disposte una accanto all’altra, in forma di dittico, dove le due parti sono accostate sul filo della verticalità. La tela che sta a sinistra è paragonabile alle opere consuete, vale a dire esprimono quell’idea di pittura come “paesaggio dell’anima”, come spazio ideale di tracce e sedimenti cromatici che evocano cose consumate nel tempo.

(…) Come dire: l’artista cerca di unire in questo esperimento il progetto razionale e l’abbandono emotivo, la pittura e la sua infinita esplorazione, la superficie e il suo lato oscuro, l’insieme dei gesti legati alla materia e la possibilità di isolarne uno solo. (…)

Presentazione catalogo “Sulla pittura di Elena Strada”, 2003

Cristina Portioli Staudacher

(…) immediatamente l’immagine si scompone; poi il ricomporsi attraverso il tessuto pittorico: comincia il racconto sulla superficie della tela. La presenza del corpo, nascosta oppure negata, emerge lieve e si manifesta in connubio di equilibrio con profonde suggestioni d’anima nella libertà pittorica di forte espressione.

Le opere narrano senza soluzioni di continuità la ricerca e il vissuto dell’artista. (…)

Tratto da “Milano Arte”, 2003 

Lorella Giudici

Tra gli elementi che compongono il lavoro di Elena Strada quello che indubbiamente primeggia e immediatamente colpisce è il colore. Un colore che si rivela incline ad assumere mille sfumature, mille travestimenti, diverse consistenze: leggero e impalpabile coma la polvere, velato e soffice come la nebbia, trasparente e puro come l’acqua, buio e cupo come la notte.

È materia asciutta, disidratata, da affresco, capace di toccare luminosità acute e abbaglianti, così come oscurità profonde e abissali. È un mondo che vive di emozioni, di trasalimenti, che sa essere narrativo quanto basta, ma mai ostentato o arrendevole; che ha fascino e magia, ma soprattutto mistero e incanto. Queste tele sono sismografi di un animo sensibile e ricettivo, sono superfici cariche di umori contrastanti, sono cellule che custodiscono intimi e arcani segreti.

Tratto da catalogo “Nel segno del colore”, 2004

Claudio Rizzi

(…) Dagli articolati meandri del tessuto biologico deriva la struttura di traccia, spazio e campiture in Elena Strada, raffinata percezione di paesaggio che diviene habitat e condizione di interiorità. (…)

Presentazione catalogo “Metafore di Paesaggio”, Maccagno, 2005

Claudio Cerritelli

Elena Strada dipinge la traccia dei segni che nascono dall’intreccio del paesaggio, da esso emergono visioni immaginate nel sovrapporsi di ragioni ed emozioni, ombre e bagliori, flussi e gorghi, impronte mutevoli impresse nel denso equilibrio della materia, esplorata dallo sguardo come “zoom dell’anima”.

Presentazione catalogo “La pittura a ricordarsi”, Cantù, 2006

Elena Strada

Lo spazio è carico di emozioni. Emozioni trattenute e limitate dalla forza della razionalità sempre presente, che esige una composizione armonica ed equilibrata. Uno spazio evocativo, dove la figura è solo accenno e il paesaggio traccia o impronta.
Un luogo protetto e sicuro: dimensione ideale.

Presentazione catalogo “La pittura a ricordarsi”, Cantù, 2006

 


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