Antologia critica
Aligi Sassu
(…) Questo giovane artista, dotato d’una così gentile fantasia, entra nella realtà dei problemi della pittura d’oggi con la guida di un sicuro mestiere, ma anche con quella riservatezza di una personalità che si svela lentamente, quasi per un pudore dei propri sentimenti. Il suo mondo pittorico, sino ad ora così solido di impianto in una trama serrata e controllata del tessuto pittorico tende ad accendersi nel colore ed in una spiegata accentuazione di sentimenti.
La tematica delle sue opere, le figure di donna, le nature morte, i paesaggi marini dove la melanconia meridiana dell’Adriatico assume accenti rari di suggestione ci offrono una immagine serena della realtà (…)
È nelle sue ultime opere di figura, che la tematica di Stradella, di un tono calibrato ed attento risolto in larghe e studiate campiture di colore, acquista una sua intima e pacata poesia.
(…) La serenità di queste opere non è il frutto di uno stilismo aprioristico, ma il risultato ed il frutto di una costanza e severità eccezionali per il continuo superamento delle posizioni di partenza.
Queste opere di un artista sincero non sono solo un augurio per una visione nuova e reale della natura, ma ci propongono già una fisionomia precisa e la personalità di un artista da seguire con simpatia.
Presentazione catalogo mostra “Luigi Stradella”, Galleria Schettini, Milano, 1956
Raffaele De Grada
Un altro paesista che ha un concetto di autentica distinzione nel guardare la natura è il giovane Luigi Stradella, alla Schettini in Via Brera. Il tramontosul Promontorio, col lungo arco di una spiaggia verde, un’altra Spiaggia, ripensata nella solitudine colorata del sole che ci abbandona, ancora il gioco delle Calandre sul Canale in ritmata lontananza, sono altrettanti saggi di un paesaggio guardato con amore.
Tra gli studi di figura, il più maturo, per verità e concretezza, è Maternità. Un sottofondo metafisico e uno schema cubista riaffiorano nella maggior parte di questi giovani che si presentano con dignità in queste settimane, dietro una ripresa di contatto con la realtà. (…)
Tratto da Giornale Radio Milano, 10.04.1956
Luigi Lambertini
(…) È necessario intenderci sul significato di evasione e di naturalismo. Che Luigi Stradella con i suoi quadri crei o si rifugi in una candida torre di avorio è solo parzialmente vero poiché, tramite i suoi dipinti, egli si immerge in una contemplazione che ha sempre come oggetto quanto di più naturale la vita con le sue contrastanti situazioni può offrire. È da dire allora che egli non è passivamente contemplativo, che la sua evasione non confina con una abulica rinuncia ma al contrario vi si oppone dal momento che nelle sue opere esiste sempre un’atmosferica introspezione, un controllato modo di essere presente, anche nei momenti di maggiore trasporto lirico, con cui appunto viene a ribadire fermamente la sua individualità (…)
In ogni dipinto di Stradella infatti si avverte, oltre ad una stretta osmosi tra l’artista e il dato naturale, l’orgogliosa presenza dell’uomo.
(…) Così il pittore riesce a narrarci il fluire di situazioni psicologiche proprio di chi avverte la necessità di immergersi con autocosciente partecipazione, e non con un abbandono, in quel sogno che, nonostante tutto, affascinante, è il sogno della realtà (…)
Altro elemento di rilevante originalità è dovuto a quella particolare dilatazione dell’immagine, ricostruita quasi fosse vista dall’alto al punto da serbare un senso di vertigine, di sospensione e di specchiata rarefazione. Vi alita così un sapore surreale per lo scaglionamento di piani, per la disposizione quasi cezanniana degli angoli di prospettiva la quale non è mai unica bensì intuitivamente frazionata. Il rapporto dialettico tra luce e spazio si compone allora con una fermezza cromatica ed un impianto saldo e pittoricamente suggestivo dai quali appare chiaramente come l’artista abbia assimilato e fatti suoi determinati apporti culturali di estrazione lombarda che animano nelle sue opere l’impaginazione e il taglio quasi architettonico dei dipinti stessi.
Stradella ha, in altre parole, saputo esprimere in modo personale una somma di valori e di tradizioni che rappresentano quindi non certo un determinismo ontologico di facile riporto, ma un’autentica incidenza sentimentale. Il che è un’ulteriore riprova della sua autenticità.
Presentazione catalogo mostra “Luigi Stradella”, Galleria d’Arte l’Argentario, Trento, 1966
Mario De Micheli
Ormai sono anni che Stradella insegue sulla tela una immagine inquieta e suggestiva della natura. Egli è un artista che procede per lente acquisizioni, per combustioni interiori.
La natura è per lui il termine più intricante del suo rapporto con il mondo. E si tratta di un rapporto in cui Stradella trova e perde se stesso, in cui si assimila morfologicamente alla realtà della terra, alla realtà animale e vegetale, sino a dar vita a una sequenza di visioni polivalenti.
Indubbiamente una visionarietà presiede alla sua operazione espressiva. Anche se la spinta dell’informale l’ha senz’altro incoraggiato a staccarsi dalla sponda della definizione realista, egli tuttavia non è rimasto sopraffatto dal magma informale.
(…) È il senso drammatico del rapporto col mondo che scaturisce dalle immagini di Stradella, il senso di chi, nonostante la crisi da cui tale rapporto è minacciato, non smette di ricercarlo e di volerlo. Ogni suo quadro vuole essere quindi come una sorta di rivincita sulla tentazione del negativo, uno sforzo verso l’affiorare della coscienza (…)
Presentazione catalogo mostra “ Stradella”, Square Gallery, Milano, 1975
Luigi Carluccio
(…) È pittura che rientra anche con le opere più recenti nell’area di una tendenza che alcuni critici considerano essere il baricentro delle esperienze pur così complesse di questa seconda metà del secolo XX.
Ad una tendenza che ha lasciato un segno, che ha impresso un marchio profondo, forse perché ha allacciato il problema perenne del linguaggio plastico al flusso contingente dell’esistenza nel quale confluiscono anzi affluiscono la vita con tutte le sue forme sicure, le forme delle cose dei paesaggi delle persone, con tutti i suoi ritmi insicuri e tali nel senso che subiscono le pressioni variabili e varianti della psiche.
(…) Le opere recenti di Stradella sono quasi tutte realizzate con pastelli ad olio, così accade che il disegno delle cose di tanto diventa più netto e duro di tanto al contrario sembra affondare dentro una materia vellutata, dentro una dolcissima coltre che le tinte preferite in questo momento dal pittore - il verde profondo degli stagni, l’azzurro dei cieli primaverili, l’ocra calda del miele - esaltano e quasi trasformano in tutta tavolozza di sonorità cromatiche.
Presentazione catalogo mostra ”Luigi Stradella - I luoghi dell’interno”, Milano, 1979
Enzo Di Martino
Il fascino dell’opera di Luigi Stradella sta proprio in questo divenire della forma, in questo dialogo anzi tra forma e informe, nella dilatazione e nella trasfigurazione in progress dei segni e dei colori, verso approdi finali che forse lo stesso artista ignora e comunque non prevede ma intuisce soltanto con la forza della sua capacità immaginativa. Questo processo si manifesta naturalmente nel segno della seduzione e dell’ambiguità e risulta perciò abbastanza inutile e perfino fuorviante tentare di riconoscere all’interno di un evento siffatto i primitivi e seppure dichiarati segnali di riferimento ispirativi.
La verità è che nei lavori di Stradella non c’è traccia di una scrittura che pretende il diritto alla descrizione né una forma o una figura che detengano la centralità delle immagini.
(…) Per Stradella l’immaginazione non è una condizione astratta ma il luogo di apparizione delle sue pulsioni più profonde. E si capisce anche perchè le sue opere sui manifestino senza sforzo, e naturalmente, perché possiedono la straordinaria forza dell’inevitabilità, che, a ben vedere, è la forza dell’arte e della poesia.
Presentazione catalogo mostra “Stradella - Omaggio a Ungaretti”, Galleria d’Arte Il Tragetto, Venezia, 1986
Paolo Biscottini
(…) Le immagini pittoriche di Stradella propongono momenti figurativi inquieti, instabili, riconoscibili ed insieme elusivi, muovendo da un grumo denso vibrante, un grumo di materie e di energie in tensione, che si proiettano fuori dai loro limiti attuali in una crescita graduale, in una graduale determinazione di nuovi limiti, ognuno dei quali può essere un momento approssimativo dell’icona finale, presenza e figura, che sulla tela ammiccherà sempre, ambigua, come una semplice probabilità all’infinito.
(…) L’opera interna dell’artista, sin dai suoi esordi figurativi negli anni Cinquanta, si pone in equilibrio fra necessità da un lato di non eludere il rapporto con la natura, dall’altro di spingersi oltre le sue sollecitazioni, oltre la realtà e la vita stessa. L’opera si configura come una sorta di terra nuova e non calpestata, quasi la pausa, altrimenti non data, fra i due mondi diversi ed egualmente insistenti nella coscienza dell’artista. In questo contesto l’arte per Stradella - e le opere recenti qui presentate ne sono una rivelazione - consiste nella possibilità di rappresentare tempi e modi di una coscienza di sé acquisita nel silenzio e nella solitudine, oltre la memoria stessa, quasi in una condizione di apnea artistica che esclude ogni effusionelirica o la concettualizzazione dell’esperienza…
Stradella non narra la propria interiorità e non conosce abbandono istintuale: la sua arte viene dai lontani recessi della coscienza a definire, in termini di visione, lo stato dell’anima…
L’arte è innanzi tutto visione. Lo è sempre e in ogni caso, ma qui la visione si spalanca sul panorama dell’anima, ove coscienza ed esperienza si acquietano sul piano della memoria e del desiderio.
(…) Non è senza smarrimento che Stradella affida al proprio desiderio una ricerca artistica che inevitabilmente si scontra con l’impossibilità di giungere al mistero della vita, verso il quale pure è sospinto. Esiste una sorta di muro oscuro che resiste al desiderio, suscitando il tema della separazione fra la vita e il suo mistero. L’annullamento di questa astratta distanza è ormai il centro della poetica di Stradella, così che essa si colloca senz’altro su un piano profondamente spirituale, caratterizzandosi come ricerca e contemplazionedi un impossibile disvelamento, da cui far scaturire e quindi rappresentare la luce che la natura non possiede e solo l’anima talora avverte, come un trasalimento nel buio in cui tutto consiste. In questa impercettibile soglia fra noto e ignoto si colloca il primo segno del pittore, il primo movimento verso una rappresentazione che, tendendo al sublime, si radica, sul piano della conoscenza, in ambito romantico.
Che la luce sia la dominante poetica dell’artista è dato arguire sin dall’esame delle sue opere, totalmente figurative, degli anni Cinquanta. Ci soccorre in questa direzione anche la critica del tempo, in particolare là dove si nota che “il colore si stempera, si alleggerisce, si intride di luce e diventa poetico perché trasmette un’emozione” e che “il colore, steso a spatola, è vibrante, tutto luce”, così che i contrasti stessi “rientrano come ombre nell’unità del quadro che è data ora dalla forza della luce”. Che anche questo dato rientri nella più antica e migliore tradizione lombarda, è cosa che vale la pena di notare, non tanto per guadagnare parentele illustri allo schivo e riservato Stradella, - per altro nipote dell’illustre pittore radicato nella tradizione ottocentesca monzese -, quanto per dire di un lombardismo che sa coniugare i colori più terranei con certe atmosfere brumose, dense di vapori e talora come percorse da un brivido di luce fredda e chiarissima (…)
Presentazione catalogo mostra “Luigi Stradella - Opere recenti”, Musei Civici Arengario di Monza, Comune di Monza, 1993
Flaminio Gualdoni
(…) Se un certo naturalismo ha prediletto il senso carico e deflagrante del colore, la concitazione dell’emozione pura e senza mediazioni, Stradella ha percorso piuttosto le vie dell’elegia, di una commozione rattenuta e sobria, dell’uso del tono minore, della grazia sommessa: in altri termini, della durata anziché dell’effusione, della castità stilistica anziché dell’enfasi sensibilistica, del vaglio lungo e meditato anziché della pura asserzione emotiva.
Da qui è nato il carattere affatto particolare della sua pittura. Che è pittura, si vorrebbe dire, di luce ancor prima che di colore. Tonale, certo, per quel suo coltivare i brividi minimi, gli scarti differenziali in cui la sensazione si fa valore pittorico, per quel suo catturare e preservare nella materia il dilucolo ultimo che fa vedere: quasi che, di fronte alla suggestione fastosa e mistica del paesaggio, Stradella lasci corso piuttosto a un processo lento e cautelatissimo di rimozione del suggestivo, del fastoso, per ritrovare una sorta di ultima, solitariamente raccolta religiosità (…)
Le dominanti grigie, d’un tono virato e come spossato a farsi sostanza lieve d’immagine, si sedimentano sostanziate, ancora con l’eco del fremito che le ha disposte, e si aprono alla trama minima, necessitata, degli accidenti, di colori a loro volta estenuanti per sottrarvi ogni sensibilismo d’accatto, sino a farne pure risonanze emotive. Altrove la pittura si distende per dilavamenti e trasparenze, quasi timorosa che ogni altra cosa sia superflua dopo quel diapason fissato nella stesura lieve e trepida, vitale tanto quanto estranea a ogni asserzione.
Sono, quelli di Stradella, lucori e impronte di colore: e tonalità calde ma infine pudiche: e visionari geli siderei d’una lontananza tutta emotiva: e grumi che scoprono lo snodo d’un farsi dell’immagine che è, pienamente, respirazione e comportamento di colore, d’algida castità gestuale.
Egli sa che il rituale dell’arte deve essere calato con acuminata determinazione nel cuore religioso stesso degli atti, degli spazi, delle motivazioni, dei segni. Con la forza della microemotività, dello scrutinio privatissimo e silenzioso - e non perciò marginale, né meno radicale - derivante da un atteggiamento profondamente etico, quello che Giorgio Morandi ha consegnato all’arte italiana.
Avverti in queste opere ultime di Stradella, una sorta di splendore disperato e insieme un atto di fede; la fragranza dell’emozione di fronte al naturale e la tensione saporosa della meditazione, sino ai fremiti del dubbio.
Avverti, quadro dopo quadro, stagione dopo stagione, soprattutto un omaggio continuo, sincero, profondo, inflessibile, alla pittura.
Presentazione catalogo mostra “Luigi Stradella - Un desiderio, una luce. Opere 1952-2003”, Spazio Guicciardini, Milano, 2004
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