PIERANTONIO VERGA

Opere

Note biografiche

Antologia critica

 

Miklos N. Varga

(…) Privilegiando la verticalità dei formati, fin dagli ani ’70, Verga stabilisce un rapporto di “ascesi” speculare con la natura, concettualizzata più che descritta allora: oggi, almeno dal 1985 all’inizio del 1989, meglio indagata nella variabile sequenza delle analogie e dei contrasti: dall’impianto strutturale in cui la dominante segnica d’ispirazione romanico-gotica implica una sorta di drammatizzazione fra l’interno (come nelle vetrate all’impatto luministico) e l’esterno (i referenti naturali) alla più meditata concertazione (in senso armonico-strutturale) del reticolo segnico che percorre e pervade il tessuto monocromo investito di luci soffuse, smorzate, addirittura mistiche. (…)

(1989) Tratto da catalogo mostra “Pierantonio Verga. Opere 1975-1996”, Milano, 1996

Elena Pontiggia

Verga ha scelto per sé una ricerca espressiva fondata essenzialmente su due elementi. Il primo è un colore mentale, ma anche vagamente georgico: terre, ocre, sabbie, sfumature del suolo e della carta, tinte insomma che non vengono aggiunte alla superficie, ma nascono dalla superficie stessa, intridendola lentamente. Il secondo è un segno mitemente maniacale: lieve, sommesso, incerto, ma anche a suo modo volitivo, capace di occupare la tela pressappoco come le linee grigie occupano i fogli di un quaderno elementare. Fragile perché il segno a cui allude l’artista è il risultato non di un’azione, ma di un pensiero. Non è un gesto, ma la memoria di un gesto. (…)

(1991) Tratto dacatalogo mostra “Pierantonio Verga. Opere 1975-1996”, Milano, 1996

Stefano Crespi

(…) La pittura si fa da sé, è la frase che mi dice Pierantonio Verga, tra forma e informe, stupore e ordine. La mostra di Desio raccoglie infatti, in una unità di sequenza, carte dove tutto è demandato all’evento primario della carta (la granulosità, il taglio), del colore, della luce, del segno (uno strappo, una piega, una traccia di matita). (…)

Tutto si libera in una rencontre de l’intensité et de l’exactitude, in un finissimo suggerimento della critica francese. L’intensité è la più varia delle avventure così come ci viene confermato dal referente dei titoli dati dall’autore: evento, accadimento, nascosto, dischiuso, costretto, luogo, silente trepido, incanto, pacificato, esilio. Tutto si rapporta però all’exactitude: al governo di una sintassi che è ritmo, sapienza, scansione dello spazio, cadenza di tempo, moto esatto e irreversibile di una voce. (…)

Nella cancellazione dei colori che variamente scandiscono il teatro dell’irrequietezza, dell’accadere, il bianco e il nero sono l’infinita rappresentazione del giorno e della notte, della volontà e dell’abbandono, del vuoto e della presenza non abdicante della vita, dell’interno e dell’esterno, del principio e della fine, della partenza e dell’arrivo, dell’ombra e della luce, dell’uomo e del nulla. (…)

Presentazione catalogo mostra “Pierantonio Verga”, Desio, 1993

Marco Bugatti

(…) Le sue opere hanno sempre conservato un che di antico, non secondo motivazioni archeologiche, ma per lo strano affioramento di una “classicità” che alimenta l’eleganza e il rigore con i quali strappi e sottilissimi segni a matita fendono lo spazio doppio del quadro: bianco e nero si contendono il campo in un mutuo raffronto che desti luce e, ancora paradossalmente, colore. La stessa sottigliezza e l’apparente inconsistenza delle immagini sembrano, peraltro, avocare a sé il diritto ad esistere, secondo una forza che ha il sapore di un’ostinata perentorietà. (…)

Presentazione catalogo mostra “Pierantonio Verga. Il luogo della pittura”, Milano, 1993 

Elisabetta Longari

(…) L’assenza dall’opera di Verga di qualsiasi forma di compiacimento virtuosistico nel trattare la materia non deriva semplicemente da una scelta stilistica ma è conseguenza di una posizione di tipo etico che vede nella pratica della pittura, attraverso la mediazione materica, l’attuarsi di una sorta di fenomenologia dello spirito. (…)

Erede anche di Lucio Fontana in modo segreto e sostanziale, Verga presenta un atteggiamento simile nei confronti della materia, che rispetta e conosce a fondo usandola fino ai limiti estremi delle sue diverse e peculiari possibilità espressive. La materia non è un inerte elemento e neppure una forza avversa con cui l’artista titanicamente si scontra per piegarla alla sua volontà, bensì un aspetto dell’energia del mondo alla cui vitale trasformazione egli sceglie di cooperare. (…)

Presentazione catalogo mostra “Pierantonio Verga. Opere 1975-1996”, Milano, 1996

Luigi Cavadini

Una narrazione controllata. Piana, schematica, elementare. Costruita con mezzi poveri, le carte, la matita, qualche tratto o macchia di colore. Verga prima di costruire distrugge, frammenta, strappa con cautela. Poi ricompone. In una logica del tutto nuova, che è solo sua, che è nutrita da una lunga esperienza di composizione e di pittura. Vi si riconosce un lungo cammino fatto di lente ma continue sottrazioni, che portano alla essenzialità del tempo presente. (…)

Di particolare interesse è il giustapporsi di elementi rigorosi e di elementi meno definiti, che costituisce un leit-motiv di tutta la produzione recente. E quando il colore-pittura fa capolino – minimale rispetto al resto – è perché il concetto di rigore va rafforzato con una sua negazione (ecco allora le macchie) o con una ulteriore sottolineatura (ecco allora i segmenti). Tutto questo per dire che la realtà dell’uomo è contraddittoria in sé, fatta di percorsi logici, di linee precostituite, ma anche di trasgressioni che gli permettono di rimanere vivo e vitale.

Presentazione catalogo mostra “Pierantonio Verga”, Carona, 2002 

Stefano Crespi

(…) Il Novecento sembra vivere la fine della lingua, l’eclisse del simbolo. Questa dimensione rende toccante la pittura oggi di Pierantonio Verga. Vi si coniuga l’intensità e la geometria del cielo, il presente, il transeunte e il respiro della forma che ritrova in se stessa una specie di ultima ratio.

C’è la consapevolezza che noi siamo un linguaggio, e il colore è una pratica linguistica: l’azzurro dice il celeste, il luminoso, il desiderio, l’eros, la diafana nostalgia; ma anche il giallo, il verde, il rosso, il nero nel cielo inesprimibile, o nell’“inesprimibile nulla”. (…)

Presentazione catalogo mostra “Pierantonio Verga. Cieli”, Milano, 2003

Lavinia Tonetti

(…) Scavare in fondo ai suoi quadri, sollevarne le numerose stesure, significa attraversare le distanze incolmabili della solitudine, la violenza dei tempi, l’attesa di un incontro, l’ineluttabile durezza delle circostanze, i desolati silenzi dell’impossibilità a comprendersi, lo stupore per la vita, l’estrema dignità del dolore, la certezza di una presenza, la precarietà dei destini umani, il morire e il vivere. (…)
I tagli netti, le cesure, i punti di rottura, le trame che emergono dal sottofondo scuro svelano chiaramente la tecnica esecutiva dei quadri. Verga procede infatti per sovrapposizioni di colore, strato su strato, sottraendo spazio di volta in volta al colore steso in precedenza, ora velandolo, ora lasciandogli del margine di respiro. (…)

Presentazione catalogo “Pierantonio Verga – Di là dai silenzi. Opere 1965-2005”, Milano, 2005

Stefano Crespi

(...) Per Pierantonio Verga la poetica è coniugare lo spazio e il cuore, la cancellazione di ogni frontiera e la temporalità, un gesto linguistico e i misteri della dureé. (...)
Davvero commuove quella frontiera rischiosa che egli continuamente travalica dalle misure espressive dell’arte a una continua pagina bianca di invisibile, di anima creatrice, di varchi del “cuore”: dalle icone alle case degli angeli, dalle memorie ai cieli, dalle tracce alle lettere all’infinito, dall’evento allo sguardo, da trepido a incanto, dai luoghi ai non luoghi, da silente ai quadri di là dai silenzi, (…).
Lo sguardo di Pierantonio Verga rimane l’apertura consequenziale della sua pittura: quel voler dipingere quasi nel primo e nell’ultimo giorno. Ecco i cieli, le mappe stellate, le lune, le croci, le lettere mute. Ecco la dialettica dei suoi colori, dal giorno alla notte, dal blu, al rosso, al nero: dalla nostalgia al nulla inesprimibile. (...)

Presentazione catalogo “Pierantonio Verga. Il luogo perduto”, Desio, 2006

Francesco Pagliari

Immagini di silenzio e parole, alla ricerca di spazi liberi, promettono un’armonica compresenza di colori in una gamma ampia e squillante, suggeriscono segni terrosi, riflettono stati di sospensione emotiva.
Nelle opere di Pierantonio Verga emerge un dato di rapidità, come se si trattasse di una veloce connessione fra il pensiero che immagina, una visione che si preordina e le superfici di carte, tele, o le aggregazioni scultoree differenziate per forme e materie e dimensioni. (…)
Accenni di esili strutture si sciolgono in superfici articolate, dominate dal colore unificante o dalle vibrazioni intessute delle cose: prospettive indefinite, di libere intenzioni, le delicate costruzioni dei colori e degli intrecci che si aprono verso un cielo di attese e risposte. (…)

Presentazione catalogo “Fra terra e infinito. Pierantonio Verga”, Pizzighettone, 2007

 


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